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Caso Mineo, Mucchetti: macché voti e veti, epurazione è contro regolamento PD

Prima delle elezioni europee, solo Beppe Grillo dichiarava che il voto sarebbe stato politico. Dopo, il PD rivendica quel 40% ottenuto alle urne (anche a causa di un forte astensionismo) come una "vittoria del cambiamento". Massimo Mucchetti, senatore PD, interviene sul caso Mineo sottolineando: "Renzi si propone come l'uomo dei voti contro i veti. Peccato che non voglia far votare ai cittadini il nuovo Senato".

Prima delle elezioni europee, solo Beppe Grillo dichiarava che il voto sarebbe stato politico. Dopo il 40% ottenuto dal PD (anche a causa di un forte astensionismo), il risultato delle europee viene sbandierato dalla compagine governativa come una "vittoria per il cambiamento", quello ovviamente che deve portare avanti Matteo Renzi. Anche in merito al caso Corradino Mineo, escluso dalla Commissione Affari Costituzionali dove i discute la riforma del Senato, "il ministro Boschi e il Sottosegretario Lotti schierano 12 milioni di voti come se fossero 12 milioni di baionette contro i 13 senatori dissidenti del PD" denuncia sul suo blog il senatore democratico Massimo Mucchetti. Renzi dalla Cina avverte: "Sulle riforme non lasciamo a nessuno il diritto di veto. Contano più i voti degli italiani che il diritto di veto di qualche politico". Mucchetti però osserva: "Renzi si propone come l’uomo dei voti contro i veti. Peccato che non voglia far votare ai cittadini il nuovo Senato, ma riservarne la composizione alle burocrazie dei partiti. - aggiungendo - Il generale Boschi e il colonnello Lotti, poi, non si rendono conto che l’epurazione dei senatori Chiti e Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali contrasta con lo spirito del Regolamento del Gruppo Pd del Senato e con la logica". Massimo Mucchetti ricorda infatti: "Il regolamento, all’articolo 2, esalta il pluralismo interno e sulle questioni costituzionali garantisce la libertà di voto anche quando questo risulti difforme dalle deliberazioni dell’assemblea del gruppo. La logica chiede di rispondere al seguente quesito: che cosa accadrà in futuro quando dei senatori del PD maturassero idee differenti da quelle del Capo e della sua maggioranza su qualche materia che il Capo ritenga rilevante? I dissidenti verrebbero spostati da una commissione all’altra? Vi sembra seria l’epurazione continua?. - concludendo - Già che ci siamo sarebbe più trasparente abolire del tutto l’articolo 67 della Costituzione. Nella post democrazia dei partiti proprietari o leaderistici, diventa un inutile orpello. Questo è quanto si può replicare a taluni seguaci del premier. Lui, invece, Matteo Renzi, può ancora felicemente sorprendere tutti costruendo un punto di equilibrio più avanzato senza impiccarsi ai suoi paletti".

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