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Ballottaggio primarie PD Bersani Renzi: la sfida nelle Regioni rosse

Pier Luigi Bersani contro Matteo Renzi: domenica 2 dicembre si vota per il ballottaggio delle primarie del centrosinistra, che sembrano sempre di più la "resa dei conti" all'interno de PD, come da analisi politica di Nichi Vendola. Occhi puntati, infatti, sulle Regioni rosse.

Domenica 2 dicembre 2012 si voterà per le primarie del centrosinistra , ormai tutte interne al PD (dalle ore 8:00 alle ore 20:00 negli stessi seggi in cui si è votato il 25 novembre 2012). I due sfidanti al ballottaggio sono, come è ormai noto, Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, che dopo il confronto tv su Rai 1 hanno aperto una accesa polemica sulle regole fissate per il ballottaggio. I comitati di Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato, infatti, hanno presentato un esposto al collegio dei garanti delle primarie del centrosinistra affinché accerti se Matteo Renzi, e il entourage, abbia violato o meno le regole del codice di comportamento sottoscritto da tutti i candidati. Al centro della questione, la pubblicazione di un'inserzione su alcuni quotidiani dove si invitano i cittadini ad iscriversi per le primarie del PD, fornendo come indirizzo per inviare le richieste quello presente sul sito Domenicavoto.it. L'inserzione è stata pagata dalla fondazione Big Bang, che fa capo a Matteo Renzi.

Nel regolamento delle primarie, infatti, si stabilisce che potranno votare al ballottaggio solo gli elettori in possesso del Certificato di voto rilasciato per il primo turno completo del cedolino relativo alla giornata del 2 dicembre 2012. Sempre nel regolamento delle primarie del PD, si chiarisce che in via del tutto eccezionale potranno votare anche coloro che si iscriveranno all'Albo degli elettori e sottoscriveranno l'Appello pubblico di sostegno della coalizione del centrosinistra Italia Bene Comune in due giorni compresi tra il 27 novembre ed il 01 dicembre 2012, ma solo se dichiareranno (e proveranno) di essersi trovati, per cause indipendenti dalla loro volontà, nell'impossibilità di registrarsi all'Albo degli elettori entro la data del 25 novembre. Ed infatti, dopo la pubblicazione sui giornali da parte di Matteo Renzi dell'invito ad iscriversi per votare al ballottaggio, i garanti delle primarie hanno deliberato "che tutte le richieste di nuova registrazione (...) in qualunque modo pervenute ai coordinamenti provinciali devono avere una consistenza ed una specificità personale delle motivazioni" chiarendo che "le  motivazioni dell'impossibilità personale di registrarsi devono essere coerenti e credibili rispetto alla facoltà che era data di potersi registrare fisicamente oppure online nei 22 giorni compresi dal 4 novembre al 25 novembre". I garanti delle primarie del centrosinistra, quindi, stabiliscono che "motivazioni di carattere generico e aleatorio, non vanno prese in considerazione perché non rispettano il carattere derogatorio ed eccezionale della suddetta norma. Per tali richieste, pertanto, la mancata risposta equivale al non accoglimento della medesima".

Pier Luigi Bersani, al primo turno in netto vantaggio di ben 9 punti percentuali sullo sfidante Matteo Renzi, ricorda che per le primarie del PD esistono delle regole e che "in questi anni ne abbiamo viste troppe di regole cambiate in corso d'opera". Matteo Renzi, da parte sua, in una video messaggio assicura che "non è stata violata nessuna regola". Nel frattempo, Bersani incassa l'appoggio (e i voti) di Nichi Vendola che in un post su Facebook sottolinea come non può sostenere "chi, come Renzi, non ha alcun cenno critico verso l'austerity e la cultura liberista. Chi è reticente sulla tragedia del popolo palestinese. Chi, sul piano del lavoro, è più a destra dell'Udc - chiudendo - Tatticamente il sindaco è molto bravo a depistare: Renzi non ha bisogno di prefigurare l'alleanza con Casini perché Renzi è Casini".

Ma in questi ultimi giorni prima del ballottaggio delle primarie del PD del 2 dicembre 2012, gli occhi sono puntati soprattutto sulle cosiddette Regioni rosse, che al primo turno hanno hanno visto trionfare Matteo Renzi. Rosy Bindi, subito dopo le prime proiezioni del primo turno delle primarie del centrosinistra, aveva infatti evidenziato di non essersi troppo meravigliata per il fatto che il tema della rottamazione di Matteo Renzi "sia servito soprattutto nelle Regioni rosse" e questo perché "si sono incrociati anche molti problemi locali". "Questo è un messaggio chiaro al mio partito che o cambia in alcune cose o altrimenti sarà esposto ad altri tentativi di scardinamento, come quello che si è verificato da parte di Matteo Renzi", chiarisce quindi Rosy Bindi, sottolineando che se il PD "non si rende conto, soprattutto nelle Regioni cosiddette rosse, che il Partito Democratico non è la continuazione del PCI, PDS, DS, non si va da nessuna parte".

Anche se le primarie serviranno solamente a scegliere il candidato premier della coalizione del centrosinistra, dagli elettori del PD è stato in molti casi interpretato invece come una sorta di "resa dei conti", come da analisi politica di Nichi Vendola dopo i risultati del primo turno delle primarie: "I grandi gruppi editoriali, le tv, hanno raccontato queste primarie come se fossero il congresso del Partito Democratico. Una manipolazione in alcuni casi maliziosa, voluta, programmata e scientifica, che serviva ad estromettere una parte dei temi che si provava ad introdurre dentro il recinto delle primarie. La contesa del congresso del PD si è visto chiaramente nel voto che ha incendiato le Regioni rosse, nel voto in Emilia Romagna, in Toscana, là dove la polarizzazione è particolarmente penalizzante nei miei confronti, proprio perché chiunque lo percepisce come la resa dei conti dentro un partito dalla incerta natura, ha scelto o Bersani o Renzi".

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