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LimeWire si accorda con RIAA. Processo chiuso per 74 milioni di euro

LimeWire trova un accordo con la Recording Industry Association of America per chiudere un processo che la vedeva perdente fin dall'inizio. Ma invece di pagare 75mila miliardi di dollari il fondatore Mark Gorton ne pagherà 105 di milioni, per chiudere la partita.

LimeWire il "sistema" di file-sharing fondato da Mark Gorton esce da una causa difficilissima (iniziata nel 2007) che vedeva la sua società combattere con l' aggressiva e determinata RIAA, ovvero la Recording Industry Association of America che lo accusava di aver praticamente messo in ginocchio l'industria discografica statunitense con il P2P generato dal suo client LimeWire. Gli avvocati della RIAA avevano chiesto alla fine di marzo la cifra "smodata" (nel senso di Balle Spaziali) di 75mila miliardi di dollari. La cifra era chiaramente una provocazione frutto di una moltiplicazione (tanti brani "rubati" per prezzo uguale cifra), tanto che, passati a più miti consigli, si sono accontentati di un risarcimento da parte di Mark Gorton di "soli" 105 milioni di dollari, circa 73 milioni di euro. Ma la vittoria era più che altro simbolica e suona un po', a livello di marketing, come "punirne uno per educarne cento". La soddisfazione di Mitch Bainwol, presidente e amministratore delegato della Recording Industry Association of America è comprensibile: "Siamo felici di aver raggiunto un accordo economico dopo che la corte aveva trovato LimeWire e il suo fondatore Mark Gordon responsabili per infrangimento dei diritti d'autore" e ha aggiunto che "LimeWire ha causato un danno enorme per la comunità musicale, ha contribuito alla scomparsa di migliaia di posti di lavoro e ha portato a un minor numero di opportunità per gli artisti emergenti".

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