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Olimpiadi 2020, Monti boccia Roma. Italia in crisi anche tra 8 anni?

Mario Monti boccia le Olimpiadi 2020 di Roma. Il sogno di Gianni Alemanno come di Mario Pescante (presidente del Comitato Roma 2020), tra gli altri si infrange. Troppi soldi, dice il premier, e qualcuno comincia già a pensare che l'Italia sarà ancora in crisi anche tra 8 anni.

Mario Monti ha detto no. Cade definitivamente il sogno di veder ritornare a Roma i giochi olimpici, almeno per parecchi anni. Mario Monti ha infatti comunicato ai rappresentanti del comitato organizzatore delle Olimpiadi 2020 che non firmerà la garanzia finanziaria richiesta dal CIO perché in questo momento il governo non pensa che "sarebbe coerente impegnare l'Italia in questo tipo di garanzia che potrebbe mettere a rischio denari dei contribuenti".
In poche parole, Mario Monti pur elogiando il progetto presentato da Mario Pescante (presidente del Comitato Roma 2020), Gianni Petrucci (presidente del CONI) e Gianni Alemanno sulle Olimpiadi di Roma 2020, avverte che essendosi "occupato di economia qualche volta" sa che "in uno studio, pur autorevole e fatto con grande accuratezza, ci possono essere scostamenti molto rilevanti fra preventivi e consuntivi". Mario Monti in definitiva sembra lasciar intendere che i soldi per organizzare le Olimpiadi 2020 a Roma non ci sono né ora e forse non ci potrebbero essere neanche in futuro, visto che il premier precisa che l'esecutivo non vuole che "chi governerà nei prossimi anni si trovi in difficoltà".
"Siamo stati ore a parlare ma è il presidente del Consiglio è stato irremovibile sul discorso dei conti collegati alla situazione economica generale. Dobbiamo rassegnarci, per almeno 10 anni non si parlerà più di Giochi in Italia" ammette laconico Pescante, sottolineando però che le Olimpiadi 2020 a Roma potevano, d'altro canto, "dare un contributo per il rilancio del Paese". Se gestite bene, e senza sprechi, infatti, un evento del genere avrebbe potuto offrire molta occupazione e rilancio alle tante industrie italiane in difficiltà, insomma quella crescita tanto annunciata dal governo dei tecnici ma finora poco promossa.
Qualcuno a questo punto si sarà forse domandato se la decisione adottata da Mario Monti debba essere vista come il segno che l'Italia non uscirà così presto dalla crisi, visto che il governo non vuole impegnare quelli futuri per un progetto che, seppur imponente, andrà ad inaugurarsi tra 8 anni.
D'altronde, in base al Fiscal Compact firmato il 31 gennaio dai capi di Stato e di governo della zona euro, sottoscritto anche dall'Italia di Mario Monti, "uno Stato che dà ai propri cittadini e alle proprie aziende più denaro di quanto gliene tolga in tasse, cioè che spenda a deficit di bilancio, sarà illegale e anti costituzionale. Dovrà come minimo fare il pareggio di bilancio (cioè darci 100 e toglierci subito dopo 100), ma meglio ancora se farà il surplus di bilancio (ci darà 100 e ci toglierà 150), cioè dovrà impoverirci, matematicamente. Questa regola dovrà essere inserita nella Costituzioni degli Stati firmatari, o in leggi egualmente vincolanti. Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 3-1 a) - 3-2" come tradotto e semplificato da Paolo Barnard (http://is.gd/5odfoV). Il Fiscal Compact (Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union) entrerà in vigore il 1 Gennaio del 2013, e da quel momento, quindi, l'Italia non potrà più rischiare di investire più soldi di quanti ne entrano, o come lo spiega sempre Paolo Barnard "perde tutta la sua sovranità di spesa per i cittadini (che andava a favore di tutti i servizi essenziali, delle tutele sociali, di tutta la nostra economia salariale, degli sgravi ecc.) e la sua sovranità di spesa per le aziende (cha andava a favore di modernizzazione, infrastrutture, acquisti diretti, sgravi ecc.). E sarà costretta al meglio a darci 100 e toglierci 100, cioè a lasciarci a zero di ricchezza netta".
E questo anche nel 2020, quando agli italiani forse rimarrà come consolazione vedere le Olimpiadi realizzate in un altro Paese, magari in Spagna.

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