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Ocse: Italia è un Paese per vecchi, figli più disoccupati e poveri dei padri

L'Ocse conferma i timori espressi nel 2004 dall'allora cardinale Joseph Ratzinger quando avvertì che in Europa "i figli vengono visti come una minaccia per il presente". E questo succede soprattutto in Italia, dove la maggior parte del lavoro e della ricchezza è in mano agli anziani.

Non è la prima volta che l'Italia viene avvertita sul prossimo tracollo demografico del Paese, che inevitalmente porterà ad una società sempre più conflittuale.
Già nel 2004 l'allora cardinale Joseph Ratzinger, nella sua Lectio magistralis "Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani" aveva avvertito: "C'è una strana mancanza di voglia di futuro. I figli, che sono il futuro, vengono visti come una minaccia per il presente; essi ci portano via qualcosa della nostra vita, così si pensa. Essi non vengono sentiti come una speranza, bensì come un limite del presente. - aggiungendo - Il confronto con l'Impero Romano al tramonto si impone: esso funzionava ancora come grande cornice storica, ma in pratica viveva già di quelli che dovevano dissolverlo, poiché esso stesso non aveva più alcuna energia vitale".

E la dissoluzione dell'Europa sembra dover partire proprio dall'Italia, che nel giro di pochi anni rischia di diventare il terzo Paese al mondo con più anziani, dopo Giappone e Spagna.
Nel suo Rapporto "Preventing Ageing Unequally", l'Ocse sottolinea infatti che l'Italia è già uno dei Paesi più vecchi del mondo visto che ci sono 38 ultra 65enni ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni (erano 23 del 1980). Se la politica non promuoverà serie misure per i giovani, nel 2050 i vecchi saranno però ben 74 ogni 100.

Lo scontro generazionale viene poi alimentato dal fatto che la povertà relativa in Italia è cresciuta tra i giovani mentre è diminuita per gli anziani.
I lavoratori più anziani (quelli fra i 55 e i 64 anni) guadagnano infatti più dei giovani. I redditi di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni in Italia negli ultimi 30 anni sono cresciuti in media del 25% in più rispetto alla fascia di età tra i 30 e i 34 anni a fronte di un gap medio nei paesi Ocse nello stesso periodo del 13%.
Se poi sei giovane e donna, l'Italia non è proprio il Paese giusto per cercare una indipendeza economica visto che le lavoratrici percepiscono stipendi più bassi di oltre il 20% rispetto agli uomini.
Inoltre, il tasso di occupazione dei lavoratori anziani è salito di 23 punti percentuali fra il 2000 e il 2016 mentre la quota di giovani con una occupazione è scesa di 11 punti.

L'Ocse spiega che "le ineguaglianze tra i nati dopo il 1980 sono già maggiori di quelle sperimentate dai loro parenti alla stessa età" e poiché "le diseguaglianze tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore disparità tra i giovani di oggi comporterà probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra ciò che si è guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici".

© riproduzione riservata | online: | update: 18/10/2017

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