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OCSE: con riforma pensioni Fornero precari a rischio povertà in vecchiaia

L'OCSE evidenzia che con la riforma delle pensioni del 2011, varata dall'allora ministro Elsa Fornero, "l'Italia ha realizzato un passo importante per garantirne la sostenibilità finanziaria", precisando però che con "il metodo contributivo i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti saranno più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia".

L'Ocse pubblica un rapporto sulle riforme delle pensioni varate negli ultimi anno dai paesi membri. Nella premessa generale, l' Ocse spega che "i governi devono ora fare di più per incoraggiare le persone a lavorare più a lungo e risparmiare maggiormente per la loro pensione al fine di garantire che i benefici siano abbastanza sufficienti per mantenere uno standard di vita dignitoso nella vecchiaia". "Alzare l'età pensionabile e promuovere le pensioni private sono tutti passi nella giusta direzione, ma da soli non sono sufficienti" sottolinea infatti il segretario generale dell'Ocse Angel Gurría, aggiungendo: "I governi devono considerare l'impatto a lungo termine sulla coesione sociale, la disuguaglianza e la povertà. Assicurare quindi a tutti hanno un tenore di vita dignitoso, dopo una vita di lavoro, dovrebbe essere al centro delle loro politiche".

Per quanto riguarda il nostro Paese, l'Ocse spiega che "con la riforma globale del sistema pensionistico adottata nel dicembre 2011, l'Italia ha realizzato un passo importante per garantirne la sostenibilità finanziaria", precisando che "l'aumento dell'età pensionabile permetterà di conseguire notevoli risparmi in futuro". L'Ocse sottolinea però che "l'aumento dell'età pensionabile non è sufficiente per garantire che le persone rimangano sul mercato del lavoro, soprattutto se esistono meccanismi che consentono ai lavoratori di lasciare il mercato del lavoro in anticipo", evidenziando che "le politiche per promuovere l'occupazione e l'occupabilità e per migliorare la capacità degli individui ad avere carriere più lunghe sono essenziali", mettendo in risalto ciò che la riforma Fornero potrebbe non aver calcolato per garantire una vita dignitosa ai pensionati di domani.

"L'adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le future coorti di pensionati. - spiega infatti l'Ocse - In primo luogo, con il metodo contributivo, le prestazioni pensionistiche sono legate strettamente ai contributi" e quindi "i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti saranno più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia". "In secondo luogo, - prosegue l'Ocse - oltre alle prestazioni sociali (assegno sociale) erogate secondo il livello di reddito, per le persone di 65 anni e per quelle più anziane, l'Italia non prevede alcuna pensione sociale per attenuare il rischio di povertà per gli anziani". Infine, sottolinea l'Ocse, "il pilastro pensionistico privato non è ancora ben sviluppato".

L'Ocse fa notare inoltre come "gli standard di vita degli anziani sono significativamente influenzati dall'accesso ai servizi pubblici e la domanda di questi servizi - tra cui quelli per l'assistenza per persone non autosufficienti - aumenterà in futuro a causa dell'invecchiamento rapido della popolazione", precisando: "Rispetto ad altri Paesi dell'Ocse l'Italia spende molto meno per i servizi in natura - che contribuiscono in modo sostanziale al miglioramento dei redditi degli anziani". Anna Cristina D'Addio esperto sulle pensioni presso l'Ocse e aggiunge infatti che "il costo di assistenza per le persone non autosufficienti, per esempio, può ridurre in modo notevole il reddito disponibile dei pensionati futuri". Proprio per questo, "oltre alla sostenibilità finanziaria, l'adeguatezza dei redditi pensionistici e la lotta contro il rischio di povertà degli anziani dovrebbero rimanere dei temi importanti nell'agenda politica in Italia".

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