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ONU sui diritti dei minori in Vaticano diventa ingerenza su religione cattolica

La Commissione ONU per i diritti dei minori ha diffuso oggi un rapporto dove condanna il Vaticano per l'atteggiamento e le politiche che avrebbe adottato nei confronti dei preti pedofili. Ma non solo. L'ONU chiede alla Santa Sede di "rivedere la sua posizione sull'aborto" e sulla "contraccezione" e si dice "preoccupato per le dichiarazioni passate della Santa Sede sull'omosessualità che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender adolescenti nonché bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso". Il rapporto dell'ONU si trasforma quindi in una ingerenza sulla religione e un attacco chiaro e diretto alla Chiesa cattolica.

La commissione ONU per i diritti dei minori ha diffuso oggi un rapporto dove condanna il Vaticano per l'atteggiamento e le politiche che avrebbe adottato nei confronti dei preti pedofili. Nel presentare il rapporto la presidente del comitato ONU sui diritti dell'infanzia Kirsten Sandberg afferma: "Per quanto riguarda gli abusi sessuali su minori commessi da membri delle chiese cattoliche che operano sotto l'autorità della Santa Sede, i religiosi che sono stati coinvolti in abusi sessuali su decine di migliaia di bambini (sic) in tutto il mondo, la conclusione principale del Comitato è che la Santa Sede ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi da una parte e all'impunità dei colpevoli dall'altra. La Santa Sede ha sempre preposto la salvaguardia della reputazione della Chiesa e la tutela degli autori rispetto agli interessi dei bambini".

La Sandberg forse dimentica come nel 2010 Papa Benedetto XVI fece introdurre dall'ex Sant'Uffizio il reato di pedopornografia, allungò i tempi della prescrizione per i reati verso i minori da 10 a 20 anni e diede al Pontedice il potere di ridurre allo stato laicale i preti accusati di molestie. Lo stesso Benedetto XVI "spretò" circa 400 sacerdoti in due anni (2011-2012). Papa Francesco ha poi proseguito l'azione intrapresa da Benedetto XVI, introducendo alcune modifiche nel campo della legislazione penale vaticana attraverso il Motu Proprio del luglio 2013 dove la Santa Sede attua, tra le altre cose, "la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo ed i suoi Protocolli facoltativi del 2000 (tra i quali la vendita, la prostituzione, l'arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori)". Inoltre, il Motu Proprio "estende la portata delle norme contenute in queste leggi penali anche ai membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana, delle Istituzioni ad essa collegate, degli enti dipendenti dalla Santa Sede e delle persone giuridiche canoniche, nonché ai legati pontifici ed al personale di ruolo diplomatico della Santa Sede. Tale estensione ha lo scopo di rendere perseguibili da parte degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano i reati previsti in queste leggi anche nel caso in cui il fatto fosse commesso al di fuori dei confini dello Stato stesso".

Appare quindi superfluo il richiamo del Comitato della commissione ONU per i diritti dei minori quando ricorda alla Santa Sede che "ratificando la Convenzione, si è impegnata a darne attuazione non solo sul territorio dello Stato della Città del Vaticano" ma anche presso "gli individui e le istituzioni poste sotto la sua autorità". Inoltre, non corrisponde altresì al vero l'affermazione della Sandberg quando dichiara che "la Santa Sede ha sempre preposto la salvaguardia della reputazione della Chiesa e la tutela degli autori rispetto agli interessi dei bambini".

L'ONU però vuole qualcosa in più, e cioè che iI Vaticano modifichi il proprio Diritto Canonico perché questo non sarebbe "conforme con le disposizioni della Convenzione, in particolare le norme relative ai diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e ogni forma di sfruttamento sessuale e abuso su minori". Inoltre, il Comitato "invita la Santa Sede a fornire una formazione sistematica sulle disposizioni della Convenzione a tutti i membri del clero e degli ordini cattolici, oltre che alle istituzioni che lavorano con e/o per i bambini, e di includere moduli obbligatori sui diritti dei minori nei programmi di formazione degli insegnanti, nonché nei seminari".

Il Comitato dell'ONU, infatti, non si limita a commentare gli episodi che riguardano i casi dei preti pedofili, ma va ben oltre, entrando di prepotenza nella sfera (e fede) cattolica, effettuando quindi paradossalmente una sorta di "discriminazione", questa volta religiosa. Per prima cosa, chiede alla Santa Sede di "abolire la classificazione discriminatoria di figli illegittimi per quei bambini nati fuori dal matrimonio", pur ammettendo che la Santa Sede sta pensando ad una revisione di tale espressione che si trova del Diritto Canonico.

Il rapporto dell'ONU prosegue quindi sottineando che pur "rilevando come positivo la dichiarazione progressista rilasciata da Papa Francesco nel luglio 2013" sui gay, il Comitato è invece "preoccupato per le dichiarazioni passate della Santa Sede sull'omosessualità che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender adolescenti nonché bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso". Il Comitato, quindi, arriva persino ad invitare "la Santa Sede a fare pieno uso della sua autorità morale per condannare tutte le forme di molestia, di discriminazione o di violenza contro i bambini sulla base del loro orientamento sessuale o dell'orientamento sessuale dei loro genitori e di sostenere gli sforzi a livello internazionale per la depenalizzazione dell'omosessualità". Il Comitato si rammarica inoltre che "la Santa Sede continua a porre l'accento sulla promozione della complementarità e l'uguaglianza in dignità, due concetti che differiscono dall'uguaglianza nel diritto e la pratica di cui all'articolo 2 della Convenzione e sono spesso usati per giustificare una legislazione e delle politiche discriminatorie". Ancora, il Comitato "si rammarica che la Santa Sede non ha fornito informazioni precise sulle misure adottate per promuovere la parità tra ragazze e ragazzi e per eliminare quegli stereotipi di genere dai libri di testo delle scuole cattoliche come richiesto dal Comitato nel 1995". Il Comitato ONU chiede quindi di "evitare di utilizzare una terminologia che potrebbe minare la parità tra ragazzi e ragazze".

Ma non solo. Nel lungo rapporto, il Comitato ONU invita la Santa Sede anche a "rivedere la sua posizione sull'aborto" perché porrebbe "dei rischi evidenti sulla vita e la salute delle ragazze incinte e quindi a modificare il Canone 1398 in materia di aborto, al fine di individuare le circostanze in cui l'accesso ai servizi di aborto possono essere ammessi". Infine, il Comitato è "gravemente preoccupato per le conseguenze negative che le posizione e le pratiche della Sede Sede possono portare in merito al negare agli adolescenti l'accesso alla contraccezione, nonché all'informazione sulla salute sessuale e riproduttiva".

In altre parole, il Comitato ONU sembra descrivere la Santa Sede, e di conseguenza la religione cattolica e la Chiesa, come una organizzazione di dubbia moralità con scopi oscuri che non farebbe altro che "deviare" la libertà dell'individuo, soprattutto se minore. Se in altre epoche delle osservazioni come queste sarebbero state rigettate dal cittadino comune, anche non fervente cattolico, come una ingerenza sulla religione e un attacco chiaro e diretto alla Chiesa cattolica, oggi il pericolo è che vengano diluite nella palta mediatica anche purtroppo dalla stessa Santa Sede, che a volte non sembra essere pronta di accorgersi dell'enorme pericolo che sta correndo la libertà religiosa. Benedetto XVI infatti chiariva che la libertà religiosa è il "primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. - avvertendo - Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito".

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