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UE, OGM, TTIP e le regole di tracciabilità e di etichettatura in Italia

La Commissione europea propone di modificare la legislazione per conferire agli Stati membri maggiore libertà di limitare o proibire l'uso di OGM autorizzati, ma per entrare in vigore deve passare al vaglio del Parlamento europeo e dal Consiglio UE. La stessa Commissione autorizza invece immediatamente l'uso di 19 OGM, che potranno essere usati per il momento anche in Italia. Infatti "quasi tutto il latte, yogurt, formaggi, salumi, prosciutti e carni, anche di produzioni Dop ed Igp italiane, derivano da animali nutriti con OGM" ma questa merce non sembra sia sottoposta a quelle "regole di tracciabilità e di etichettatura" necessaria per i prodotti derivati dall'uso degli organismi geneticamente modificati.

Nel novembre 2014 la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato la nuova normativa sugli OGM (organismi geneticamente modificati), la quale prevede che i singoli Stati membri dell'UE possano limitarne o vietarne la coltivazione "per motivi di politica ambientale" sul proprio territorio anche se questa è autorizzata a livello comunitario. A gennaio 2015, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) assicura le Regioni che verrà approvato "un nuovo decreto interministeriale che proroghi il divieto di coltivazione sul territorio italiano del mais Mon810". Il 22 aprile 2015, in un comunicato, Greenpeace ricordava che "tra le dieci priorità del suo mandato da presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker si è impegnato a rendere 'più democratica' l'Unione Europea e quindi a 'modificare le leggi che obbligano la Commissione ad autorizzare OGM anche quando la maggioranza dei governi nazionali è contraria'" spiegando però che "adesso, piuttosto che cambiare le procedure autorizzative, la Commissione vorrebbe permettere agli Stati UE di decidere autonomamente se vietare le importazioni di determinati OGM nei loro territori". Greenpeace Italia avverte però che "senza adeguati strumenti legali a difesa di queste decisioni, per i Paesi membri questa è una scelta suicida".

Il 24 aprile, infatti, la Commissione europea dà il via libera all'autorizzazione di 19 OGM, includendo 7 rinnovi (tre tipi di mais, cinque di soia, due di colza, sette di cotone e due fiori ornamentali recisi). L'autorizzazione per il commercio di questi 19 OGM nei Paesi dell'Unione europea sarà valida dieci anni e tutti i prodotti derivati dovranno essere sottoposti alle regole di tracciabilità e di etichettatura. Solo pochi giorni prima, la stessa Commissione aveva proposto di modificare la legislazione per conferire agli Stati membri maggiore libertà di limitare o proibire l'uso di OGM autorizzati. Il problema è che la proposta legislativa, per entrare in vigore, dovrà dapprima essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio UE. A questo, si aggiunge il monito di Greenpeace che chiarisce che "la Commissione sta offrendo ai Paesi membri una falsa libertà di scelta, che non regge in nessun tribunale" come evidenzia Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura Sostenibile dell'associazione ambientalista, perché "le regole del libero mercato in UE prevarrebbero sempre sulle scelte dei singoli Stati, in particolar modo se ai governi sarà negata la possibilità di giustificare i divieti adottati a livello nazionale per ragioni di carattere ambientale o sanitario".

Ferrario aggiunge: "Queste autorizzazioni confermano che Juncker non ha alcuna intenzione di avvicinare l'Unione Europea ai suoi cittadini, ma vuole solamente agevolare gli interessi di Stati Uniti e Monsanto", precisando che la decisione presa dalla Commissione europea "spalanca le porte dell'Europa a una nuova ondata di OGM solo per compiacere le aziende biotech statunitensi". La responsabile di Greenpeace conclude: "Questo è un esempio di TTIP (il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti) in azione". Dello stesso avviso José Bovè, uno dei leader storici del verdi europei, che si dice "scandalizzato dalla decisione della Commissione europea" poiché "Juncker, prende in giro i consumatori europei e fa una grande concessione per facilitare la firma dell'accordo trans-atlantico per il commercio e gli investimenti con gli USA". Per Bovè, infatti, non ci sarà una vera libertà di scelta da Paese a Paese perché per esempio "i maiali e i prosciutti prodotti con alimenti trasngenici in Polonia o in Spagna si ritroveranno senza difficoltà nei supermercati degli altri Paesi" visto che "non è possibile effettuare controlli efficaci". Il problema è che purtroppo già da tempo in Italia "quasi tutto il latte, yogurt, formaggi, salumi, prosciutti e carni, anche di produzioni Dop ed Igp italiane, derivano da animali nutriti con OGM (nel 2013, oltre alla soia, anche un terzo del mais mondiale era OGM)" come ricordava La Stampa nel giugno 2014. Nonostante questo, non sembra che tutta questa merce sia sottoposta a quelle "regole di tracciabilità e di etichettatura" necessaria per i prodotti derivati dall'uso degli OGM.

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