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"In semestre UE Italia vari norme per vietare OGM per ragioni economico-sociali"

Legambiente e Greenpeace plaudono la sentenza del Tar del Lazio che boccia il ricorso presentato contro il decreto interministeriale che proibisce in Italia la semina di mais biotech MON810 modificato. Le due associazioni ambientaliste chiedono: "Il governo italiano s'impegni quindi nel semestre europeo affinché l'UE adotti una nuova regolamentazione che consenta agli Stati membri di vietare coltivazioni OGM anche per ragioni economico-sociali".

La sentenza del Tar del Lazio che boccia il ricorso presentato contro il decreto interministeriale che proibisce in Italia la semina di mais biotech MON810 modificato "serve innanzitutto a ripristinare la legalità" sottolinea in una nota Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, aggiungendo: "Nessuno può coltivare impunemente OGM in Italia". Greenpeace sottolinea infatti che la sentenza del Tar stabilisce "il principio per cui la libertà di iniziativa economica non può essere anteposta alla salute delle persone, al benessere degli animali e all’ambiente". Legambiente evidenzia che la sentenza del Tar si rifà infatti al principio di precauzione in quanto sono state evidenziate le conseguenze potenzialmente negative per l’ambiente derivanti dalla contaminazione del mais Mon 810. Nella sentenza si legge infatti che "quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi". "Il governo italiano s’impegni quindi nel semestre europeo affinché l’UE adotti una nuova regolamentazione che consenta agli Stati membri di vietare coltivazioni OGM anche per ragioni economico-sociali" afferma Vittorio Cogliati Dezza. Il decreto interministeriale stabilisce infatti che "la coltivazione di varietà di Mais Mon810, proveniente da sementi geneticamente modificate è vietata nel territorio nazionale fino all'adozione di misure comunitarie di cui all'art.54, comma 3, del Regolamento CE 178/2002 e comunque non oltre diciotto mesi dalla data del presente provvedimento".

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