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Nigeria: 6 mesi fa Boko Haram rapiva 200 ragazze. Corteo per non dimenticare

Nella notte tra il 14 e il 15 aprile dagli islamisti di Boko Haram hanno rapito a Chibok, in Nigeria, 200 studentesse. In pochi giorni su Twitter tutti, compresa Michelle Obama, rilanciava hashtag #BringBackOurGirls, ma la battaglia per la liberazione delle ragazze non aveva coinvolto il mondo vero, ma solo quello dei social network. Dopo 180 giorni, le ragazze sono sembrano ancora scomparse nel nulla.

Come spesso accade, quando le campagne sono solo mediatiche si fa presto a dimenticare una battaglia che apparentemente aveva coinvolto tutto il mondo, ma solo dei social network. Pochi mesi fa la comunità internazionale si era infatti accorta dell'esistenza di Boko Haram, che ancora continua a seminare terrore ma evidentemente per l'Occidente non al pari del nuovo nemico da combattere, l'ISIS. Nella notte tra il 14 e il 15 aprile dagli islamisti di Boko Haram hanno rapito a Chibok, in Nigeria, 200 studentesse, provocando lo sdegno di vip al pari di Michelle Obama, che con il volto contrito su Twitter rilanciava l'hashtag #BringBackOurGirls, condiviso da tutti gli utenti in segno di solidarietà. Da allora, però, niente è cambiato. Le 200 studentesse non sono tornate a casa poiché probabilmente ancora in mano ai miliziani di Boko Haram. Duecento ragazze che sembrano scomparse nel nulla, anche dalla mente di chi appena 6 mesi fa rivedeva nelle giovani rapite il volto delle "figlie". A non dimenticare sono invece gli attivisti BringBackOurGirls, organizzazione nata per chiedere la liberazione delle ragazze rapite e che avevano lanciato l'hashtag per risvegliare le coscienze di "chi conta". Come riporta l'agenzia Misna, oggi ha infatti sfilato ad Abuja un corteo per denunciare sei mesi di "speranze frustrate" e "mancanza di informazioni". Tra i manifestanti anche i familiari delle studentesse rapite, che chiedono di essere ricevuti dal capo di Stato della Nigeria Goodluck Jonathan. I manifestanti denunciano 180 giorni di "confusione dovuta alla mancanza di informazioni attendibili da parte del governo sullo stadio delle operazioni di soccorso".

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