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Maduro: USA hanno scatenato guerra economica in Venezuela. Militari pronti al golpe

Gli Stati Uniti dopo il Brasile vogliono mettere le mani anche sul Venezuela. Ne è convinto Nicolas Maduro che accusa gli USA di aver scatenato una guerra economica contro il suo governo. Maduro proclama quindi un nuovo stato di emergenza nazionale per combattere l'aggressione straniera e minaccia il sequestro delle fabbriche che cessano la produzione in Venezuela.

Gli Stati Uniti dopo il Brasile vogliono mettere le mani anche sul Venezuela. Ne è convinto Nicolas Maduro, successore di Hugo Chavez, che si dice pronto a contrastare le minacce degli "stranieri" dopo che il Senato brasiliano ha sancito un vero e proprio colpo di Stato defenestrando Dilma Rousseff a favore del massone (così lo descrive Wikipedia italiana) Michel Temer. Secondo Maduro venerdì 13 maggio ci sarebbe stata infatti una riunione a Washington a cui avrebbe partecipato l'ex presidente colombiano Alvaro Uribe per chiedere un intervento dall'esterno in Venezuela. Il giorno successivo Maduro ha quindi introdotto un nuovo stato di emergenza nazionale per combattere l'aggressione straniera, ampliando quello stato di "emergenza economica" proclamato nel mese di gennaio.

In un discorso alla nazione, Nicolas Maduro ha annunciato che le misure sarebbero rimaste in vigore per tre mesi, ma c'è già chi scommette che queste si estenderanno almeno fino al 2017. Non è ancora chiaro quali diritti costituzionali verranno soppressi a causa dello stato di emergenza (da ricordare che anche la Francia ha abdicato allo Stato di diritto dopo gli attentati di Parigi di novembre 2015) ma Maduro ha già annunciato che nel prossimo fine settimana ci saranno diverse esercitazioni militari necessarie per affrontare "qualsiasi tipo di scenario". Lo stato di emergenza dà infatti poteri sufficienti al presidente venezualano per reprimere un eventuale golpe.

In Venezuela, da sempre considerata tra le nazioni più sviluppate dell'America Latina, la crisi economica ha cominciato a colpire 3 anni fa ma è da circa un anno che la situazione si è aggravata pericolosamente. Nicolas Maduro non ha dubbi: sono stati gli Stati Uniti a scatenare una guerra economica contro il suo governo. Il Venezuela ha le più grandi riserve petrolifere del mondo, ma a causa della caduta dei prezzi del petrolio a livello mondiale la sua economia è stata duramente colpita tanto che il suo PIL si è contratto lo scorso anno del 5,7%, mentre l'inflazione lievita ad un tasso del 180%. In sostanza, i soldi in Venezuela non hanno più alcun valore. A tutto questo si aggiunge la grave carenza di cibo, ma anche di medicine e altri beni di prima necessità mentre acqua ed energia sono periodicamente razionati.

Nicolas Maduro denuncia poi il boicottaggio degli imprenditori. La Polar Group di Lorenzo Mendoza, feroce critico del presidente Maduro, ha fermato la produzione di birra. Per il presidente del Venezuela questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ed ha minacciato il sequestro delle fabbriche che cessano la produzione nonché l'incarcerazione dei loro proprietari. "Il piano dell'oligarchia è quello di disturbare la pace in modo che si possa giustificare un intervento straniero in Venezuela" ha infatti dichiarato Maduro.

Intanto, l'ex candidato presidenziale Henrique Capriles Radonski, a capo dell'opposizione, ha paragonato il Venezuela ad una "bomba ad orologeria" pronta ad esplodere in qualsiasi momento. L'opposizione ha infatti raccolto quasi 2 milioni di firme per chiedere un referendum su Maduro. Se il voto fosse fissato prima della fine del 2016, e vincesse la volontà di chi vuole la caduta di Maduro, il Venezuela tornerebbe ad elezioni. Per il momento però la petizione è bloccata al National Electoral Board.

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