le notizie che fanno testo, dal 2010

Vendola: la modernità di Marchionne ha una puzza ottocentesca

Da Fazio a "Che tempo che fa" Vendola ricorda che Marchionne prende 450 volte lo stipendio di un operaio (Valletta nel '50 venti volte) e che la modernità non può essere perdere "la pausa di mensa", "il diritto ad ammalarsi", "il diritto a scioperare". Ma infatti la modernità non era un'altra?

Nichi Vendola era ospite di Fabio Fazio a "Che Tempo che fa" per presentare il suo libro "C'è un'Italia migliore" (Fandango) in uscita il 10 Gennaio nelle librerie.
Nichi Vendola, oltre a rispondere alle domande di Fazio sui destini della sinistra, interviene per una domanda del conduttore sulla vicenda Mirafiori e spiega, in modo molto semplice e molto ricco di spunti, la situazione del "dopo sì" a Marchionne e al suo "ricatto".
Per questo motivo ci è sembrato utile "sbobinare" domanda di Fazio e risposta di Vendola per dare spazio all'argomentazione, troppo spesso "semplificata", e quindi travisata, sull'argomento (il video completo sul sito di "Che tempo che fa" http://is.gd/kshRz).
Fabio Fazio: "E' molto probabile la vittoria del sì al referendum del 13 e 14 di gennaio a Mirafiori, lei vuole fare una previsione sul dopo? Che cosa pensa che succederà?" Nichi Vendola: "Ma, è molto probabile la vittoria del sì, nel senso che se a ciascuno di noi ponessero un quesito di quel tipo, insomma, preferisci, lavorare peggio in condizioni decisamente più negative o preferisci non lavorare più? E' difficile immaginare che quel referendum non abbia il sapore di un ricatto. E poi mi permetta, Marchionne viene rappresentato da tutto l'establishment nazionale ormai, da destra, dal centro, anche da sinistra, come l'icona della modernità. Abbiam visto quello che ha fatto negli Stati Uniti nel corso di questi anni, sarà moderno per un amministratore delegato per un manager guadagnare 450 volte più di un operaio. Io vorrei ricordare che Valletta negli anni '50 in Fiat, guadagnava venti volte più di un operaio, Marchionne 450, non lo dico perché bisogna introdurre un elemento, come posso dire, venale, ma santiddio questa modernità in che cosa consiste, se gli operai perdono la pausa di mensa, se gli operai perdono il diritto ad ammalarsi, se gli operai perdono il diritto a scioperare, e se la classe operaia viene considerata una specie di vizio, di malessere da governare e da rinchiudere dentro una fabbrica della cui vita noi non dobbiamo sapere niente. Quanti sono gli operai Fiat che vanno in prepensionamento perché hanno i muscoli spezzati, come si dice davanti ai cancelli delle fabbriche, quanto nel dibattito pubblico la questione della vita materiale, della vita amara, della vita agra, gli inglesi dicono i "workers poors". C'è una povertà che oggi riguarda chi lavora, non è più soltanto la povertà di chi non lavora. Ci sono fenomenologie inedite della povertà, quando vogliamo parlare di questo? Ma la modernità non significava più tempo, più benessere, per tutti? Anche per l'operaio di Pomigliano e di Mirafiori. Oppure questa modernità ha una puzza ottocentesca? A me non mi piace questa modernità che fa bene a Marchionne e fa male agli operai di Pomigliano".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: