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Nichi Vendola: dopo Obama Nobel per la Pace a Internet

Nichi Vendola, in un post sul suo blog, esprime il suo "sostegno per candidare Internet al Premio Nobel per la Pace 2010". Ma in molti sottolineano che internet è solo uno strumento e che ad essere premiati ci sarebbero molti uomini e donne che lottano

Nichi Vendola, in un post sul suo blog, esprime il suo "sostegno per la campagna Internet for peace, pensata e organizzata dal mensile Wired Italia e dal suo direttore Riccardo Luna, per candidare Internet al Premio Nobel per la Pace 2010".
Per Nichi Vendola "Internet è un enorme propulsore di messaggi di pace e di libertà", anche se molti intellettuali pensano che con questa candidatura si voglia definitivamente sminuire il valore del premio.
Grandi uomini e donne nel passato hanno ricevuto il Premio Nobel della Pace, da Martin Luther King a Madre Teresa di Calcutta, ma anche diverse organizzazioni come Amnesty International e l'UNICEF.
L'ultimo in ordine di tempo ad essere premiato è stato nel 2009 il Presidente Barack Obama "per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli", come si legge su Wikipedia, mentre per altri è stato semplicemente "sulle buone intenzioni".
Pensare che "Internet ci fa vedere la faccia pulita della globalizzazione, quella dell'estensione dei diritti civili e sociali e della rivendicazione di libertà e giustizia per gli oppressi", come scrive Nichi Vendola, permettendoci "di osservare ciò che succede in ogni parte del mondo" è forse un po' un'ingenuità.
Le milioni di persone che "dialogano, si scambiano speranze ed esperienze, scienza e conoscenza" spesso si riducono a farlo solo dalle più famose piattaforme di social network, tanto che ormai anche le manifestazioni e le iniziative di protesta a volte sono solo virtuali.
Anche gli uomini e le donne che invece lottano veramente ogni giorno per l'affermazione dei propri diritti usano internet, ma solo come un'ulteriore mezzo di comunicazione, per arrivare anche a quelli che "stanno sempre connessi anche quando fanno sesso", come dimostra un sondaggio effettuato qualche giorno fa da PC Tools.
Il fatto paradossale è che internet non è libera come si vorrebbe far credere e viene minacciata e controllata ogni giorno da governi e organizzazioni che non amano la libera circolazione delle idee. Per questo motivo se si volesse fare una provocazione si sarebbe potuto proporre come candidati al Nobel della Pace quelle donne e quegli uomini che lavorano e combattono anche a costo della vita per la libertà di stampa e di espressione su questo nuovo ma vecchio mezzo.
Il Premio Nobel della Pace dovrebbe essere consegnato a queste persone, e non ad un mezzo tra i tanti che permette loro di far sentire la propria voce che però non sembra voler essere ascoltata dal palco di Oslo.

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