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Nichi Vendola: "C'è un incendio che divampa in tutto il Mediterraneo"

Vendola ad Annozero riflette sulla situazione "mediterranea" dove i dittatori cadono e scappano e il popolo si sveglia e scende in piazza, e ricorda che in Parlamento non si è parlato né di Egitto né di Tunisia né di Marocco, né di Libia, né di Yemen, né di Albania, ma si è parlato di Santa Lucia.

Nichi Vendola, presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, è stato protagonista della puntata di Annozero "Via con te" incentrata sull'Italia in stallo e con pochi mezzi per uscire dal pantano.
Pochi mezzi, ovviamente, ma alcuni ci sono. Uno di questi è sicuramente Nichi Vendola che ha avuto modo in trasmissione di spiegare il suo pensiero e, ancora una volta, di confermare lo spessore culturale e politico che lo contraddistingue.
L'inizio del suo intervento ad Annozero, sollecitato da Michele Santoro dopo aver visto un mini documentario sugli abitanti di Arcore "pro Berlusconi" e sugli "stranieri" del Popolo Viola che manifestavano pacificamente di fronte alla villa del premier (quello che si è visto ad Annozereo sono state delle cariche contro dei manifestanti inermi con le mani alzate), è dedicato ad una introduzione "mediterranea" che parte da Mubarak (che in quelle ore di dava per ormai "dimesso") fino a Berlusconi.
"Mi consenta di cominciare con l'Egitto - dice Vendola a Michele Santoro - perché ha un rilievo con le cose di cui parliamo stasera. Cade un dittatore come Mubarak, qualche settimana fa è fuggito in aeroplano il dittatore tunisino Ben Ali, in questo momento è molto preoccupato Gheddafi perché si annuncia la 'Giornata della Collera' organizzata dagli studenti e dai giovani libici. C'è molta preoccupazione alla corte dei reali del Marocco, ci sono segnali di rivolta nello Yemen, situazione totalmente diversa ma incandescente il quadro dell'Albania con la contesa così dura tra Berisha e le forze di opposizione e il popolo in piazza".
Continua Vendola: "C'è un incendio che divampa in tutto il Mediterraneo quindi c'è per noi che siamo il cuore del Mediterraneo la necessità di aprire gli occhi, di rendere le nostre antenne particolarmente sensibili, di svolgere un ruolo dentro un'Europa che sempre più si rimpicciolisce dal punto di vista politico, diventa avara, non ha più grandi passioni, pensa che è meglio tenere lontana la Turchia, non inglobare i Balcani occidentali nel processo di integrazione, tutto questo dice che noi dovremmo svolgere un ruolo e l'ultima volta che il ministro degli Esteri è andato in Parlamento, c'è stato un dibattito di politica estera, non si è parlato né di Egitto né di Tunisia né di Marocco, né di Libia, né di Yemen, né di Albania, ma si è parlato di Santa Lucia, si è parlato di una piccolo Stato ignoto ai più che è un'isola, diciamo, a disposizione di un certo tipo di mondo economico".
Conclude il leader di Sinistra Ecologia Libertà: "Questo io lo trovo gravissimo nel senso che la nostra separazione come Paese dalle vicende del mondo e dalle vicende del Mediterraneo è un fatto politicamente rilevante. Noi siamo con la scena pubblica ingombrata non dalla privacy violata del premier, ma ingombrata da un conflitto tra poteri che è particolarmente rilevante".

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