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Nelson Mandela è morto. Sudafrica non è esploso ma democrazia ancora a rischio

Nelson Mandela è morto all'età di 95 anni, a seguito di una grave infezione polmonare connessa ad una tubercolosi contratta durante i suoi anni di prigionia. Il simbolo della lotta all'apartheid lascia un Sudafrica "più unito che mai" e che non è esploso come alcuni mezzi di informazine hanno scritto per anni, anche se nel paese "è finita la luna di miele per la democrazia e sono tornati a farsi sentire i problemi", come racconta Gunter Simmermacher, il direttore di Southern Cross, all'agenzia Misna.

"Dire addio a uno come Madiba è difficile. Anche se tutti sapevano che era molto anziano, che era malato e che non poteva vivere per sempre. Oggi siamo tristi" racconta all'agenzia Misna Gunter Simmermacher, il direttore di Southern Cross, principale settimanale cattolico del Sudafrica. Nelson Mandela è infatti morto ieri sera, 5 dicembre, all'età di 95 anni nella sua casa di Johannesburg, dopo aver resistito per mesi ad una grave infezione polmonare, connessa ad una tubercolosi subita durante il periodo di prigionia, che lo ha portato in ospedale la prima volta nel marzo 2013. A dare notizia della morte di Nelson Mandela è stato il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, in diretta televisiva, dove ha invitato tutti i sudafricani a continuare a lottare "per quei valori per cui Madiba ha sempre combattuto". All'agenzia Misna il direttore di Southern Cross infatti sottolinea: "Per molti anni i mezzi di informazione internazionali hanno scritto che alla morte di Mandela il Sudafrica sarebbe esploso, che ci sarebbe stata una rivoluzione sociale. Non è vero. Oggi il Sudafrica è più unito che mai. E' unito dal riconoscimento collettivo dell'immenso ruolo che Madiba ebbe nel guidare una transizione pacifica dal regime di apartheid alla democrazia. Tutti ricordano i suoi sacrifici nella lotta contro l'ingiustizia, documentati dai 27 anni trascorsi in carcere. O le parole pronunciate al processo prima di essere condannato: 'Sono pronto a morire per un Sudafrica non razzista' ". Simmermacher ricorda ancora: "Un altro momento decisivo fu la visita a Orania, la città per soli bianchi fondata dal genero di Hendrik Verwoerd, il primo ministro architetto dell'apartheid. Era il 1995 e Mandela era stato eletto presidente da meno di un anno. Disse di essere stato accolto come lo sarebbe stato a Soweto, il ghetto nero per eccellenza. Quella visita, e quel caffè bevuto con la vedova novantaquattrenne di Verwoerd, ebbe un grande valore simbolico; fece capire ai bianchi che da un governo democratico non avevano nulla da temere". Purtroppo per, a 19 anni dalla fine dell'apartheid, il Sudafrica "è un paese meno unito di quanto non fosse durante la presidenza di Nelson Mandela" ammette direttore di Southern Cross, evidenziando: "E' finita la luna di miele per la democrazia e sono tornati a farsi sentire i problemi. Penso alla diffusione dell' AIDS o alla corruzione, un fenomeno contro il quale Mandela si impegnò a fondo".

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