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Vita nello spazio: trovati alieni fossili. Batteri in rara meteorite

I fossili degli alieni dimostrerebbero che non siamo soli nell'universo e che c'è vita là fuori. Un ricercatore americano sfida la comunità scientifica internazionale sulla sua scoperta di batteri alieni "definitivi". Da far arrossire ALH 84001.

Per chi aspetta la prova scientifica "mainstream", questa potrebbe essere la volta buona.
Per tutti gli altri, quelli che "sanno" che esiste la vita negli altri pianeti (o perché hanno dei contatti diretti; o perché hanno letto tutto Peter Kolosimo e l'opera omnia di Roberto Pinotti; o perché lavorano nell'Area 51) più che prova, sarà l'ennesima riprova.
C'è vita là fuori, ovunque, visto che il dottor Richard B. Hoover, astrobiologo della Marshall Space Flight Center della Nasa, li avrebbe trovati all'interno di una rarissima condrite carboniosa (di questo tipo ne sarebbero trovate solamente nove in tutta la terra, la condrite di Hoover dovrebbe essere CI1).
In realtà foto della ricerca di Richard B. Hoover si erano già viste, per quanto riguarda dei fotogenici cianobatteri già nel 2010 (nelle condriti Orgueil and Murchison), ed i risultati erano molto interessanti. Risultati molto più "lampanti" rispetto a ALH 84001 (Allan Hills 84001) il celebre meteorite "marziano" scoperto da Roberta Score nel 1984, che aveva fatto gridare, forse troppo presto, all'alieno.
Ma ora la ricerca è di dominio pubblico e i suoi risultati sono stati pubblicati sul "Journal of Cosmology", un giornale che si attiene al puro dogmatico sistema della peer-review.
"Interpreto la scoperta come un indizio che la vita sia distribuita molto più ampiamente nel cosmo, e non limitata solamente al Pianeta Terra" dice Hoover che ha trascorso oltre dieci anni a studiare i rari meteoriti e i loro simpatici batteri fossili alieni.
"Questo campo di studi è stato solo appena sfiorato perché, francamente, importanti scienziati direbbero che tutto questo è impossibile", continua prudente il ricercatore, sapendo che la stroncatura è in agguato.
Lo scienziato ha scoperto i "batteri da un altro mondo", aiutandosi con un microscopico elettronico a scansione (SEM) e anche con un "field emission electron scanning microscope" (probabilmente ci si riferisce a un FEG).
Per Hoover i fossili dei batteri sarebbero in parte simili a microorganismi presenti sul nostro pianeta.
Ma nessuno pensi a contaminazioni, ridacchiando sotto i baffi, nello stile tipico degli scimpanzé del Pianeta delle Scimmie.
"Ci sono alcuni batteri che sono davvero molto strani e non assomigliano a nulla che sia stato in grado di identificare" e anche altri esperti che li hanno osservati non sono stati capaci di risalire al ceppo d'origine. Forse perché proprio batteri "alieni alieni".
Ma per tutti gli scimpanzé scettici c'è comunque la sfida che Hoover lancia alla comunità scientifica, visto che lui medesimo invita a vagliare le prove del suo studio e a spiegare, eventualmente, dove avrebbe sbagliato. Promessa la pronta pubblicazione.
Il redattore capo del Journal of Cosmology, il dottor Rudy Schild, scienziato alla Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, conferma. Schild ha invitato migliaia di scienziati a controllare ed esaminare la relazione di Hoover per scongiurare i soliti "attacchi" a priori: "Nessuna altra publicazione nella storia della scienza è mai stata sottoposta ad un tale controllo completo, e mai prima nella storia della scienza è stata data la possibilità alla comunità scientifica di analizzare criticamente un importante documento di ricerca prima di essere pubblicato".

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