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NASA: satellite nel weekend cadrà sulla Terra. Occhio, non si sa dove

Il satellite UARS cadrà sulla Terra probabilmente nel weekend ma la NASA non sa dove. Si prevede che qualche suo pezzo non si "polverizzerà" nel rientro nell'atmosfera, ma il pericolo nucleare (in stile Cosmos 954) è fortunatamente evitato. UARS è un satellite "solare" con innocenti batterie. Ma pesanti.

Un satellite questo fine settimana cadrà sul pianeta Terra ma, pur con tutta la potenza di calcolo 2.0 della NASA, nessuno sa indicare ancora dove. Per questo, venerdì 23 Settembre, data che l'Agenzia spaziale americana dà per buona (si fa per dire) è meglio dare un'occhiata al cielo prima di uscire, dato che ogni metro quadrato della terra potrebbe essere quello giusto. Aprire l'ombrello comunque non servirà a niente. Il satellite è enorme, grande all'incirca come un autobus, molto pesante e viene dall'era degli Shuttle post disastro del Challenger. Si chiama UARS, acronimo che sta per "Upper Atmosphere Research Satellite", fu lanciato nella missione Shuttle STS-48 con il glorioso Discovery nel 1991, pesa 5.900 Kg, doveva funzionare per tre anni ed invece è stato attivo e gagliardo per oltre 14. Ad oggi UARS, come puntualmente testimonia il suo vecchio sito ufficiale, è nello spazio da 7.313 giorni. Prodotto dalla Lockheed Martin ha avuto un ruolo centrale nel monitorare lo strato d'ozono ed è stato fondamentale, pur con tutti i suoi acciacchi, per altri esperimenti scientifici sull'atmosfera terrestre. Per comprendere tutto ciò che ha fatto UARS nella sua lunga carriera spaziale e quali fossero i suoi strumenti scientifici, è interessante visitare il sito originale ed "archeologico" della NASA (probabilmente si autodistruggerà nello stesso momento del satellite) a questo indirizzo (http://is.gd/lRIStY). UARS è stato "pensionato" nel 2005 perché ormai inservibile e obsoleto. I suoi pannelli solari, già malfunzionanti dalla sua partenza per la verità, non producevano più l'energia elettrica necessaria. La NASA ora teme che il satellite gigante non si "polverizzi" completamente nell'atmosfera e che qualche pezzo cada sulla Terra, magari in zone abitate (in un primo tempo si parlava di Mosca), anche se l'Agenzia spaziale americana rassicura che "fin dall'inizio dell'era spaziale, non c'è mai stato alcun rapporto che ha confermato un danno risultante dal rientro in atmosfera di oggetti spaziali". Forte di questa tranquillità statistica la NASA quindi ha preferito nel 2005 "spingere" UARS verso la Terra per una "cremazione atmosferica" e non "seppellirlo" nel vasto cimitero in "orbita alta". L'"incenerimento" è stato preferito alla "discarica" quindi, e UARS non aumenterà le tonnellate di immondizia spaziale che hanno minacciato, anche recentemente, la Stazione Spaziale Internazionale (http://is.gd/7Ko9xz). Ma UARS ha avuto il disco verde per il ritorno "caldo" sulla Terra solamente per il fatto che la sua sorgente di energia è "solare" e non "nucleare". Il satellite UARS, con una potenza nominale di 1600 W è alimentato infatti da sei pannelli solari e da tre innocenti batterie tampone da 50 Ampere/ora . Niente a che vedere con i simpatici reattori spaziali di tipo RTG (o RITEG, ovvero "radioisotope thermoelectric generator") che funzionano con un carico di plutonio 238 per sfruttare l'effetto Seebeck (che è il contrario dell'Effetto Peltier), e cioè, per semplificare, per ricavare energia elettrica dalla differenza di temperatura. Scongiurato quindi il pericolo "radioattivo", che a qualcuno sarà venuto in mente. Questa volta non ci sarà il terrore per il rientro dallo spazio di un satellite tipo "Cosmos 954" che, nel gennaio del 1978, si schiantò in Canada contaminando un'area di 124mila metri quadrati ("Nation: Cosmos 954: An Ugly Death" http://is.gd/VMXYBx).

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