le notizie che fanno testo, dal 2010

NASA Juno porta omini LEGO su Giove. Il "product placement" è spaziale

La sonda "solare" partita da Cape Canaveral che segna i "new horizons" dell'agenzia spaziale statunitense porta con sé tre "omini" LEGO, non fatti di plastica però, ma di freddo e cosmico alluminio. La sonda Juno arriverà a scrutare Giove nel 2016, con dieci strumenti molto sofisticati.

Finita l'era degli Shuttle arrivano le missioni "new horizons" quelle che dovrebbero riaprire alla NASA quei "portelloni" del futuro per molti sigillati dopo l'abbandono degli "orbiter", partiti per volontà di Richard Nixon. La prima missione "new horizons" a staccarsi dalla rampa di lancio è stata Juno (Giunone) che dovrà andare a ruotare attorno a Giove (Jupiter) per carpirne, proprio come faceva la gelosa dea dall'Olimpo, i misteriosi segreti (e le amanti) che Jupiter cela dietro le sue dense nubi. Non a caso uno degli appellativi che gli antichi greci davano a Zeus (Jupiter, Giove) era proprio quello di "addensatore di nubi". E su Giove proprio le opache nubi non hanno mai permesso di violare la privacy del "gigante gassoso" impedendo quell'"orizzonte ottico" che fa ancora del quinto pianeta del Sistema Solare un vero mistero. La missione Juno è partita venerdì 5 agosto da Cape Canaveral, è costata oltre un miliardo di dollari, una cifra considerevole per i tempi di magra (e di downgrade per gli USA). La sonda Juno è finalmente alimentata da pannelli solari fotovoltaici (e non dai discussi "generatori termoelettrici a radioisotopi") e per raggiungere Giove, cioè per percorrere 500 milioni di chilometri ci metterà cinque anni grazie al ricercato "effetto fionda" (quello "inventato" dal geniale Bepi Colombo). E sarà il 2016 quando Juno saluterà, con i suoi potenti 10 strumenti (di cui due di fabbricazione italiana), l'antico Giove e i suoi misteri. Ma Juno non porta con sé solamente un grosso carico di "scienza" dentro la sua pancia, ma dentro la sonda trova anche spazio una targa commemorativa di Galileo Galilei, lo scienziato italiano che nel 1610 scoprì i quattro satelliti medicei, con firma e riproduzione di parte del Sidereus Nuncius. Ma dentro Juno si è trovato anche qualche centimetro quadrato per ospitare tre "omini" LEGO. I tre omini non sono chiaramente "personaggi normali" (il pompiere, il maggiordomo, la signora, ecc.) e neppure scelti tra i tanti "divi" che tra le "minifigs" (come sono chiamate le "statuine" LEGO in inglese) hanno costellato migliaia di video molto conosciuti su internet. Per la verità gli omini LEGO non sono neppure in plastica ma fresati nell'alluminio (per motivi di tenuta e sicuramente di decontaminazione) e rappresentano, come si vede nella figura distribuita dalla NASA (http://is.gd/hxMaS8) Jupiter con l'immancabile fulmine, Giunone con una lente di ingrandimento (che scruta, che specula, ecco la Scienza, ma senza attributi "giunonici") e col cannocchiale e con la tipica "testa d'uovo" (in questo caso "porta-uovo" visto il classico "incastro" LEGO) c'è anche Galileo Galilei con cannocchiale e Giove nella mano destra. LEGO e NASA sono legate da tempo da una collaborazione "divulgativa" per invitare i più piccoli ad occuparsi di scienza e matematica e questa iniziativa spaziale che vede protegoniste le "mini-figs" (che pare a LEGO siano costate, per la costruzione, circa 15mila dollari) rientra nel programma. E' chiaro che per molti dietro ci sia, come spesso accade per le missioni spaziali NASA, una ben precisa strategia di promozione e "branding" che, questa volta, ha portato emblematicamente il "product placement" nello spazio. Ed è proprio la NASA, ancora una volta, a portare il marketing "là dove nessun uomo è mai giunto prima". Questo sì che si chiama "new horizons".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: