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Trivellopoli: M5S chiede dimissioni del sottosegretario alla Salute

"Mentre si susseguono in TV, sui giornali e in Rete le drammatiche testimonianze dalla Basilicata al MoVimento 5 Stelle tocca un'altra volta chiedere conto al governo dell'ennesimo personaggio coinvolto nelle inchieste: Vito De Filippo, nonostante ricopra il ruolo delicatissimo di sottosegretario alla Salute. il suo nome salta fuori nelle indagini su Trivellopoli", espone il MoVimento 5 Stelle.

"Mentre si susseguono in TV, sui giornali e in Rete le drammatiche testimonianze dalla Basilicata, che raccontano dell'immane disastro ambientale che ha devastato l'agricoltura, l'allevamento, il territorio; mentre i Carabinieri acquisiscono negli ospedali lucani migliaia di cartelle cliniche che riguardano altrettanti malati di tumore 'da estrazione petrolifera', al MoVimento 5 Stelle tocca un'altra volta chiedere conto al governo dell'ennesimo personaggio coinvolto nelle inchieste" riferiscono in un comunicato i pentastellati.
"Non sarà certo il primo e neppure l'ultimo ad essere coinvolto, ma Vito De Filippo è lucano ed è un ex governatore della Basilicata, e nonostante ricopra il ruolo delicatissimo di sottosegretario alla Salute il suo nome salta fuori nelle indagini su Trivellopoli che negli ultimi giorni hanno riguardato il dimissionario ministro Federica Guidi e il ministro Maria Elena Boschi. - spiegano - Dalle carte emergono gli stretti legami che il dott. Vito De Filippo intratteneva con Rosaria Vicino, ex sindaco del comune lucano di Corleto Perticara (dove c'è il Centro oli Tempa Rossa), oggi agli arresti domiciliari, e divenuta famosa per quella agghiacciante frase: 'A noi, della sicurezza, non ce ne fotte niente'. Questa tizia, secondo gli inquirenti, svolgeva attività politica 'in favore dei candidati del proprio capocorrente De Filippo Vito' e prometteva assunzioni per portare voti".
"Un clan, insomma, e uno dei personaggi è nientemeno che un sottosegretario alla Salute, peraltro inquisito e condannato già negli anni scorsi per l'affare rimborsopoli. - osservano ancora - Ecco perché il M5S è oggi ancora una volta costretto ad intervenire in Aula con un'interpellanza per chiedere l'ovvio, ovvero le sue dimissioni".

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