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Roberta Lombardi: il monologo e il paradosso del MoVimento 5 Stelle

Roberta Lombardi chiama una conferenza stampa ma non risponde ad alcuna domanda. Il capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera chiarisce che il PD si prenderà ogni resposabilità se non voterà i loro questori. Ma il M5S si prenderà la responsabilità della caduta del governo?

La capogruppo alla Camera Roberta Lombardi chiama una conferenza stampa, e mentre non si tira indietro ad un lungo monologo sulle ragioni del M5S scappa se i giornalisti (forse perché sono tutti italiani?) le vogliono fare qualche domanda. La politica dei "grillini" sembra quindi, almeno stando a questi primi approcci, sempre più simile ad un'arte di governare la società solo se a 5 Stelle. Roberta Lombardi esordisce nel suo monologo chiarendo e ribadendo ben due volte che "la gente ha fame di partecipazione e di trasparenza delle attività", ma se a chiedere partecipazione e trasparenza sono dei giornalisti (che sono dei lavoratori, come troppo spesso sembrano tendere a dimenticare i 5 Stelle) allora la risposta è un secco "no comment".

In conferenza stampa quindi Roberta Lombardi presenta Luigi Di Maio, candidato M5S per la Vicepresidenza dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, Laura Castelli per la posizione di questore che si autodefinisce "mangiatrice di bilanci", e Riccardo Fraccaro per la posizione di segretario. Roberta Lombardi spiega poi ai giornalisti che vuole "focalizzare alcuni aspetti" e cioè "la scelta di presentare dei nostri candidati autonomi, così come abbiamo fatto per la Presidenza della Camera e del Senato". Mossa, che come si è visto, non è risultata proprio vincente, poiché che il MoVimento 5 Stelle è ben lontano dall'avere la maggioranza in entrambi i due rami del Parlamento.

Anche per questo motivo la politica viene definita "l'arte del compromesso", che non è una parolaccia ma è semplicemente il metodo per riuscire a concordare con l'altro alcuni punti, con la solenne promessa che questi verranno rispettati, pena l'annullamento del patto stesso. Un giusto compromesso tra le parti, quindi, potrebbe portare a quel "vero potere" spiegato proprio oggi da Papa Francesco nel corso dell'omelia della Messa di inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma, e cioè il "servizio", in questo caso diretto al bene comune dell'Italia. Un messaggio, quello di Papa Francesco, che il MoVimento 5 Stelle dovrebbe accogliere più di altri, visto che lo stesso Beppe Grillo ha "modestamente" affermato che ci sono "molte affinità tra il francescanesimo e il M5S". E Papa Francesco, nel suo primo Angelus , ha ricordato "l'atteggiamento di Gesù" che non pronuncia mai "parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna ma soltanto parole di amore, di misericordia che invitano alla conversione" e questo perché "un po' di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Cambia il mondo".

Ma l'atteggiamento dei "grillini" continua ad essere di netta contrapposizione, soprattutto verso tutti quelli che loro considerano altro da sé. In primis, i partiti. Roberta Lombardi afferma quindi che il MoVimento 5 Stelle fa "paura all'interno dell'Ufficio di Presidenza" e si lamenta: "La legge elettorale ed il regolamento della Camera prevedono che nonostante il fatto noi siamo la prima forza politica alla Camera non abbiamo la garanzia di poter vedere i nostri candidati se non faremo accordi con i partiti. E noi non faremo accordi con i partiti".

Tralasciano il fatto che il MoVimento 5 Stelle alla Camera è il primo partito ma non la prima forza politica, che è invece il PD seguito dal PDL con appena lo 0,37% dei voti in meno, qualche giornalista, se ne avesse avuto l'opportunità, avrebbe potuto far notare alla Lombardi un paradosso che il M5S comincia a trascinarsi appresso. Partendo dal presupposto che, responsabilmente, in Parlamento i ruoli dovrebbero essere equamente divisi a seconda della rappresentanza (quindi il concetto vale anche per il centrodestra di Silvio Berlusconi che ha ottenuto un terzo dei voti alle elezioni), qualcuno potrebbe far notare: perché i partiti dovrebbero scendere a patti con i 5 Stelle (e votare i loro questori o vicepresidenti) se i 5 Stelle continuano a dichiarare che non faranno mai accordi con i partiti?

Roberta Lombardi conclude sentenziando: "La responsabilità di lasciare fuori il 25,5% dei cittadini italiani che c'hanno messo qui dentro come loro partavoce e soprattutto come controllori se la prenderà il PD nel caso in cui non votino i nostri candidati all'interno dell'Ufficio di Presidenza". Ma sulla base di questo ragionamento, gli elettori del PD, che Beppe Grillo mette nel "blocco B", non potrebbero pensare invece che sarà responsabilità del MoVimento 5 Stelle l'aver fatto cadere un governo votato dal 29,55% degli italiani alla Camera e dal 31,63% al Senato, soprattutto dopo che il PD ha cercato più volte di trovare un "compromesso" con chi dice di non essere in Parlamento "né in gita scolastica né in vacanza"?

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