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M5S, Giovanna Mangili: PD e PDL respinge dimissioni. Gasparri: scena inquietante

Per la seconda volta, il Senato respinge le dimissioni di Giovanna Mangili, la senatrice del MoVimento 5 Stelle, capolista in Lombardia, che aveva rimunciato all'incarico subito dopo le elezioni, anche per presunte polemiche interne al M5S, poiché è moglie del consigliere comunale pentastellato a Cesano Maderno (Monza).

Per la seconda volta il Senato respinge la dimissioni di Giovanna Mangili del MoVimento 5 Stelle, capolista in Lombardia che aveva rinunciato all'incarico subito dopo le elezioni. La prima volta Giovanna Mangili al Senato aveva inviato una lettera dove si spiegava che le sue dimissioni erano dovute a "motivi personali". Il 3 aprile, i rappresentanti di quasi tutte le forze politiche si erano detti concordi sul fatto che le motivazioni della Mangili erano state troppo "vaghe" e "lacunose", chiedendo la presenza in Aula della senatrice per spiegare personalmente il perché intendesse rinunciare al mandato. "Ciascun membro del Parlamento rappresenta la nazione. Essere rappresentanti del Parlamento significa essere rappresentanti del popolo e non di un partito o di un capopartito" aveva fatto notare Anna Finocchiaro del PD, mentre Lucio Malan del PDL chiariva: "Serve la testimonianza della sua intenzione di rassegnare le dimissioni. E' stato detto che il vincolo di mandato non c'è nella nostra Costituzione. La responsabilità è personale. C'è l'esigenza di tutela della dignità del ruolo del parlamentare di rappresentante della nazione. Se la collega insiste nella sua decisione, venga a spiegarne di persona le ragioni".

Vito Crimi, capogruppo M5S al Senato, prometteva che si sarebbe fatto "portavoce di questa richiesta" ma chiedeva: "Vi pregherei di non cercare in dibattiti in rete, motivazioni inesistenti. - e ancora - Respingo tutte le illazioni e le discussioni sul vincolo di mandato che esulano dalla scelta personale della senatrice Mangili". Dietro le dimissioni di Giovanna Mangili, infatti, sarebbe sorta in Rete, tra gli attivisti del MoVimento 5 Stelle, una polemica per il fatto che la senatrice eletta in Lombardia è moglie di Walter Mio, consigliere comunale pentastellato a Cesano Maderno (Monza). Proprio il marito su Facebook scriveva: "Alle accuse di inciuci, presunte impossibili ridicole cordate e parentopoli brianzole abbiamo deciso di rispondere con un gesto forte e chiaro: le dimissioni da senatrice di mia moglie Giovanna Mangili". Il consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle aggiungeva quindi che la decisione era stata presa "per ridare dignità personale ad una persona che ha sopportato in silenzio attacchi per non danneggiare un movimento che ha sempre sostenuto e che sempre sosterrà. Un modo deciso ed inequivocabile per dimostrare a quanti hanno sparso veleno sul desiderio di facili poltrone famigliari". Il 3 aprile, Alessandra Mussolini, respingendo le dimissioni di Giovanna Mangili spiegava che "i motivi personali" adotti dalla senatrice le facevano venire in mente "le lettere di dimissioni in bianco che molte lavoratrici sono costrette a firmare pur di avere un lavoro", sottolineando che prima di accettarle era necessario capire meglio le ragioni del gesto poiché altrimenti "sarebbe un precedente estremamente pericoloso" visto che oltretutto "abbiamo una legge elettorale estremamente particolare".

Ma oggi, al Senato, dove è intervenuta Giovanna Mangili con accanto Vito Crimi, si è assistita "davvero ad una scena inquietante" come la definisce Maurizio Gasparri del PDL, che sottolinea: "La parlamentare ha dovuto leggere su un foglio, come se fosse un discorso preparato, il perché di questo suo gesto. Il Senato è un luogo di libertà in cui ognuno può esprimersi e assistere a scene di questo tipo è davvero preoccupante". Dopo che la pentastellata Mangili ha letto la sua lettera, Maurizio Gasparri infatti attacca: "Senatrice Mangili ci venga a dire la verità, abbiamo letto di tutto, abbiamo letto di manipolazioni della Rete... Abbiamo visto lei che legge un discorso con il capogruppo accanto, una scena inquietante da autocritica di altri tempi - annunciando - Non ha motivato le sue dimissioni e per la libertà sua e del Parlamento che è il luogo della libertà voteremo contro". Infatti, per la seconda volta, le dimissioni della senatrice del MoVimento 5 Stelle Giovanna Mangili sono state respinte con 186 contrari, tra cui quelli del PD, 8 astenuti e 57 voti a favore, quelli dei pentastellati. Vito Crimi definisce però la mancata accettazione delle dimissioni come una "crudeltà nei confronti di una persona che ha dichiarato fin dall'inizio di voler rinunciare al mandato" precisando: "Senza alcuna strumentalizzazione politica". "Qui c'è un accanimento nei confronti di una persona che con emozione e rispetto ha detto di voler rinunciare. - aggiunge Vito Crimi - La verità è che non siete abituati a qualcuno che dice lascio il posto perché non me la sento, avete solo attaccamento alle poltrone". Addirittura a quelle degli altri?

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