le notizie che fanno testo, dal 2010

Milano e le bidonville mondiali, MSF: "bombe a orologeria" umanitarie

Una mostra a Milano illustra con gli scatti di cinque grandi fotografi le "bombe a orologeria" umanitarie rappresentate delle bidonville di cinque grandi città Dacca (Bangladesh), Karachi (Pakistan), Johannesburg (Sud Africa), Port-au-Prince (Haiti) e Nairobi (Kenya).

Se il progetto di una certa "categoria" di potenti è quello di costruire delle vere e proprie "megalopoli" con decine di milioni di persone come "abitanti", non per questo si deve pensare che saranno tutti "cittadini".
Nelle megalopoli del futuro, se mai esisteranno, ci saranno per "i più" solamente "mega-povertà" e "mega-emarginazione". Questo almeno a giudicare da ciò che accade nelle periferie delle odierne "megalopoli" (ma che sono piccole metropoli in confronto ai progetti futuristici) che appaiono purtroppo come un mero "centro" con una "bidonville" intorno.
Il fenomeno degli "slum", delle squallide baraccopoli nelle periferie delle metropoli mondiali, nella società della comunicazione personale e "sociale" è pressoché ignorato, dato che "se non ci vivi", questi luoghi è meglio non solo "non frequentarli", ma neppure immaginarli.
Eppure gli slum esistono e sono in continua espansione. E sono le foto a testimoniare meglio di qualsiasi altro strumento di comunicazione questi anelli di baracche che "fermentano" alle spalle delle città (anche se in realtà sono proprio le città che vivono alle loro spalle).
A Milano Medici Senza Frontiere, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano nel Foyer dello Spazio Oberdan, il 24 giugno (orari lunedì 10-19; da martedì a domenica 10-22; ingresso libero) allestisce una mostra interessante su questo tema.
La mostra si intitola "Urban Survivors" ed è il risultato della collaborazione tra MSF e l'agenzia fotografica NOOR.
"Urban Survivors" ha l'obiettivo "di mostrare gli enormi bisogni umanitari e medici di donne, uomini e bambini costretti a vivere in vere e proprie 'bombe a orologeria' umanitarie".
Cinque grandi fotografi hanno cercato di carpire le dimensioni e le forme di queste realtà. Stanley Greene, Alixandra Fazzina, Francesco Zizola, Jon Lowenstein e Pep Bonet hanno visitato i progetti di Medici Senza Frontiere in altrettante bidonville: Dacca (Bangladesh), Karachi (Pakistan), Johannesburg (Sud Africa), Port-au-Prince (Haiti) e Nairobi (Kenya).
Come si legge in una nota di Medici Senza Frontiere le fotografie e i video-documentari realizzati dai fotografi "accendono un riflettore sulle fasce di popolazione più povera che emigrano in massa dalle regioni rurali verso le città, nella maggior parte dei casi finendo nelle bidonville che crescono in modo esponenziale.
I visitatori potranno entrare nel cuore di immense baraccopoli 'invisibili' al mondo esterno e toccare con mano le condizioni di vita estreme e le sfide che MSF sta affrontando, ogni giorno, per assistere la popolazione: malnutrizione, acqua contaminata, mancanza di servizi igienico-sanitari, infezioni, HIV/AIDS". Un'anteprima della mostra è visibile anche on-line sul sito urbansurvivors.org .

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: