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Santoro in piazza per indipendenza magistratura e libertà espressione

Michele Santoro annuncia che "il 13 febbraio saremo davanti al tribunale di Milano in difesa dell'indipendenza della magistratura, della libertà di espressione". Decisione presa dopo la chiamata di Mauro Masi, dg della Rai, in diretta ad Annozero.

Michele Santoro dalla sede della FNSI (Federazione nazionale stampa italiana) annuncia che "il 13 febbraio senza bandiere e simboli di partito saremo davanti al tribunale di Milano in difesa dell'indipendenza della magistratura, della libertà di espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla resistenza". Una decisione molto probabilmente presa dopo l'intervento in diretta del direttore generale della Rai, Mauro Masi, durante la scorsa puntata di Annozero e per rispondere alla manifestazione indetta dal Pdl per lo stesso giorno, che vuole scendere "in piazza per difendere il premier contro la giustizia politicizzata".
L'appello firmato insieme a Marco Travaglio e Barbara Spinelli è teso a "sottolineare il livello di vera e propria emergenza in cui si trova in questo momento l'informazione in questo Paese. Non solo l'informazione, ma tutti i poteri autonomi che dovrebbero agire da poteri di controllo nei confronti del potere politico" spiega Michele Santoro dall'FNSI.
Michele Santoro spiega poi l'antefatto alla telefonata di Mauro Masi: "All'inizio, alle ore 20.30 di giovedì (ad un'ora circa dalla diretta, ndr) il direttore generale della Rai mi manda una diffida scritta" a non mandare in onda il programma.
"La lettera conteneva una novità - continua Santoro - cioè che dava per già avvenuta la violazione".
In poche parole Masi alle 20.30 afferma che Michele Santoro, che non è ancora andato in onda, ha già violato le regole, presumibilmente leggendo solo la scaletta del programma.
Michele Santoro risponde così, probabilmente per iscritto, spiegando di non aver "violato nessuna regola" e invitando Masi a "non mettere in onda il programma" nel caso ritenga il contrario.
Mauro Masi, spiega Michele Santoro durante la conferenza stampa, invece di rispondere aspetta l'inizio del programma per chiamare in diretta.
"Debbo dissociare me stesso e l'azienda - comincia Masi - dal tipo di trasmissione che, come ho visto dall'anteprima, lei sta impostando e come ha impostato la settimana scorsa. Per un motivo molto semplice, che ad avviso mio e dei nostri legali VIOLA in maniera chiara il codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radio-televisive e i principi costituzionali che ne sono alla base, un tema che è stato sollevato al più tardi venerdì scorso".
Al che Santoro prontamente risponde: "Quindi lei ci sta dicendo di non fare la trasmissione?" Masi però dice: "No, lei fa la trasmissione..." E Santoro "No, no, lei sta dicendo che questa trasmissione VIOLA le regole, lei ha la responsabilità di fermarla. Lei la ferma o no? Io vado in onda solo se sto rispettando le regole".
Masi: "Io non interrompo la trasmissione, come non l'ho mai fatto" Santoro: "Allora ritira quello che ha detto, che noi stiamo violando le regole?".
Masi: "Io le dico semplicemente che ritiro me stesso e l'azienda. Questo le ho detto e questo le dovevo dire".
Al che Santoro chiede nuovamente: "Noi stiamo violando le regole si o no?" Masi quindi (forse alle corde) ammette: "Questo non sono io che lo devo dire..." E Santoro: "L'ha appena detto, quindi lei si smentisce?" Masi: "No, non mi sto smentendo" Santoro: "Allora quello che ha detto cos'erano, delle sciocchezze? Cos'erano?" Al che Mauro Masi afferma: "Io dissocio me stesso e l'azienda da un tipo di trasmissione che POTREBBE violare il codice di autoregolamentazione".
Michele Santoro, da buon giornalista, capisce e conclude: "Ah..POTREBBE VIOLARE! Certo, qualunque trasmissione potrebbe violare - aggiungendo - Anche lei potrebbe violare qualcosa in questo momento".
A cercare di dare una spiegazione a quanto avvenuto ci pensa il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, che spiega che "ormai telefonare in diretta alle trasmissioni televisive è diventata una moda. Masi è un pallido imitatore di Berlusconi e ha già fatto troppi guai, economici e di immagine, alla più grande azienda culturale del Paese. Ha tentato di intimidire il conduttore e gli autori e di censurare Annozero, ma gli è andata male. Ha fatto una figura barbina, dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi".

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