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Santoro: addio a Servizio Pubblico. Talk superati con scomparsa dei partiti

Michele Santoro annuncia su Facebook che "questa sarà l'ultima stagione di Servizio Pubblico". Dal prossimo anno inizierà "un nuovo viaggio" lontano da talk show. Michele Santoro evidenzia infatti che "con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti" i talk "hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto".

"Ho sempre sentito la necessità di battere strade nuove e per questo motivo ho deciso che questa sarà l’ultima stagione di Servizio Pubblico" annuncia Michele Santoro su Facebook, sottolineando: "Ho varato il progetto di Announo, che Giulia Innocenzi ha condotto al successo, e che riprenderà presto il suo cammino, per far comprendere a tutti la mia voglia di novità". Santoro spiega di non condividere "la scelta di riempire all’inverosimile la programmazione di trasmissioni d’approfondimento, i cosiddetti talk" precisando che "con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto". Senza contrapposizione politica, cominciata a scemare con l'avvento di Mario Monti e definitivamente scomparsa con quello che sembra essere diventato il "partito unico" di Renzusconi, il dibattito appare infatti sempre più sterile. Michele Santoro evidenzia: "Assistiamo all’incredibile paradosso di un calo della domanda del pubblico a cui corrisponde un’incredibile moltiplicazione dell’offerta. - chiarendo però - Il dibattito sulla crisi del talk, tuttavia, nasconde l’impoverimento progressivo della tv che è seguito al quasi monopolio del ventennio berlusconiano, l’impoverimento del nostro sistema industriale, l'impoverimento della nostra democrazia, l’impoverimento culturale dei grandi editori e più in generale della nostra classe dirigente". Il conduttore di Servizio Pubblico analizza quindi la situazione italiana: "Solo due stagioni fa il tramonto di un’era politica ha moltiplicato la domanda di informazione. Lo sanno bene i giornali di carta stampata, che parlano tanto della crisi dei talk, forse per dimenticare quella delle loro vendite. Ma questo e l'uso spregiudicato di internet che fanno certe forze organizzate stanno creando un pericoloso senso comune. Quando Silvio Berlusconi emanava il suo editto bulgaro, quando usava tutto il suo potere per mettere a tacere Annozero, voi (e per voi intendo anche tanti che in quegli anni votavano Forza Italia) vi siete battuti contro la censura e ci avete dato la forza per sopravvivere a qualsiasi attacco. - aggiungendo - Quando Beppe Grillo celebra la morte dei talk o quando Matteo Renzi sostiene che queste trasmissioni costruiscono un’immagine negativa dell’Italia siete portati a considerare innocue queste affermazioni e a dar loro ragione. Invece sbagliate. Prima di tutto perché ai politici dovrebbe essere proibito di fare qualunque affermazione che limiti la libertà di pensiero e di informazione". Michele Santoro mette quindi in risalto che mentre "i tg, con qualche eccezione, tendono a riprodurre l’ordine esistente, i cosiddetti talk sono costretti a cercare filoni, storie e protagonisti diversi. Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli". Nonostante questo, Santoro ribadisce che il prossimo anno "comincerà un nuovo viaggio", anticipando però che "il futuro si costruisce con il presente" e che domani va ancora in onda Servizio Pubblico su La7.

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