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Santoro: Annozero e il mistero degli Zero

Annozero ha debuttato con quasi cinque milioni di telespettatori ma tra "dossieraggi" e colpi bassi una minoranza di vecchi seguaci di Santoro sono rimasti catturati dal "codice di Matrix" sullo sfondo, che essendo però solo una successione di "zeri" non "accende" nessuna informazione.

Annozero ha debuttato con quasi cinque milioni di telespettatori incollati al teleschermo per sapere in quale stato si trovi il duello politico italiano, fatto di "dossieraggi" e colpi bassi.
La stragrande maggioranza dei telespettatori si sono concentrati sul dibattito politico e sulle parole di Santoro, ma una piccolissima parte si è invece legittimamente dedicato alla coerenza del "Santoro concept" nell'avvio della nuova stagione.
Questa minoranza di vecchi seguaci di Santoro (loro non vogliono essere chiamati fan e lo sono dai tempi di Samarcanda) sono molto attenti a tutto ciò che non è in linea con il "Santoro pensiero" e che possa far cadere in contraddizione il "format aureo" del conduttore.
Sono dei puristi, e come tanti Ruotolo accompagnano affettuosamente Santoro in ogni sua avventura, anche se separati da un sottile strato di vetro televisivo.
Lo zoccolo duro ha notato con piacere che lo studio sostanzialmente non è cambiato ma si è solamente ritoccato con un sapiente gioco di luci e con una "tappezzeria video" molto interessante che richiama Matrix con il suo grondare numerico, come negli intermezzi prima della pubblicità.
Il colore verde si è impossessato dell'ambiente (come ne "Il raggio verde") colorando anche, in alcune inquadrature, le mani degli ospiti (ad esempio quella del leghista Castelli) che sembrava in certi momenti avere le mani colorate come un marziano (che notoriamente ha la pelle verde). Ma questo poco male, anche se lo zoccolo duro preferisce sempre il rosso (come ne "Il rosso e il nero").
La discussione che ha infuocato i santoriani della prima ora riguarda invece proprio per quella "tovata alla Matrix" per cui si sono accese querelle politiche e filosofiche che scomodano anche la semantica e i messaggi subliminali.
Abbiamo voluto sintetizzare i loro ragionamenti come contributo alla trasmissione.
Il celebre flusso di dati alfanumerici a cui si ispirano tutte le "piogge" di numeri sui teleschermi rappresentavano nella versione originale il flusso di dati del "codice di Matrix" che, come ogni codice, aveva in sé il germe della varietà dei caratteri, che rappresentano, nella loro complessità, la descrizione di un'informazione, celata o meno che sia.
Il grondare unicamente di zero che Annozero ha preso a suo "sfondo" e leitmotiv visivo è una negazione in termini (numerici), in quanto non è un codice, vanificando la citazione di Matrix.
Difatti un codice non può essere formato unicamente da una successione di "zeri" perché è una negazione dell'informazione (e qui sta la sibillina contraddizione politica fatta presente dallo zoccolo duro) ed informaticamente sarebbe una successione senza fine di istruzioni di "spento", senza alcun "uno" che "accenda" e finalizzi il codice.
Ma lo zoccolo duro ha anche fatto delle ipotesi alternative: e se quelli non fossero una citazione di Matrix? Che cosa potrebbero essere quei tondi in rapida successione verticale? E allora via con le ipotesi. Potrebbero essere per alcuni delle "capezze" come si dice a Roma (girocolli d'oro molto pesanti simili a catene molto amati da un certo ceto culturale) che sfilano verticalmente. Oppure potrebbero essere delle tende anti-mosche fluorescenti fine anni settanta dei bar dei paesi. Oppure una citazione delle bocche dei bicchieri viste dall'alto che Santoro ha preso come metafora per la sua anteprima.
Ma un componente dello zoccolo duro originario delle parti di Vauro scherzando dice che per lui sono catenelle delle sciacquone verdi ossidate.
Insomma il mistero degli zero di Annozero è appena iniziato.

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