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Rai: talk show a targhe alterne per Pdl. Santoro: Siamo al Minculpop

Una bozza del Pdl propone che il martedì e il giovedì, serate dedicate a "Ballarò" di Floris e "Annozero" di Santoro, a settimane alternate ci siano altri spazi informativi. "Siamo al Minculpop" dice Santoro. "Decapitato l'art. 21 della Costituzione", tuona Di Pietro.

Mentre al Festival di Sanremo i comici Luca e Paolo ridevano sul fatto che Michele Santoro si lamenta sempre del fatto che ogni giorno vi è il rischio che le sue trasmissioni vengano chiuse (http://tinyurl.com/5wekbx2), una busta con 4 proiettili è stata recapitata alla redazione di Raitre. Uno dei 4 proiettili era indirizzato al giornalista Michele Santoro, gli altri a Marco Travaglio, Peter Gomez e Gianni Barbacetto. Santoro dice però che "va avanti", sempre che la politica glielo permetta. Un discorso che potrebbe sembrare assurdo in una normale democrazia e che invece in Italia non sembra più suonare neanche strano. Il relatore di maggioranza Alessio Butti, infatti, ha indicato nel testo di atto di indirizzo sul pluralismo presentato dal Pdl in commissione di Vigilanza, che l'occupare sempre le serate di martedì e il giovedì (con riferimento quindi alle trasmissioni "Ballarò" di Giovanni Floris e "Annozero" di Michele Santoro) "è diventata una rendita a vantaggio di alcuni conduttori". Alessio Butti invita quindi la Rai a "sperimentare l'apertura di altri spazi informativi affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni alla stessa ora sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti secondo una equilibrata alternanza settimanale" per evitare una "evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell'informazione rispetto ad altri". Non pago Butti propone anche che la Rai dovrebbe stipulare con quei conduttori di approfondimento politico dei contratti che "individuino con chiarezza la responsabilità del conduttore, e le relative sanzioni in ordine all'attendibilità e alla qualità delle notizie diffuse" in maniera tale da "sollevare l'azienda da reponsabilità civili e/o penali" anche "qualora non si giunga a formalizzare un accordo con il conduttore, come è già accaduto".
Una proposta che Antonio Di Pietro, leader dell'IdV, definisce come la "decapitazione" dell'articolo 21 della Costituzione. "La libera informazione è alla base di un sistema democratico: calpestarla in questo modo è un atto criminale. L'Italia dei Valori farà le barricate fuori e dentro le Camere e porterà il caso in tutte le sedi competenti" sottolinea Di Pietro in una nota.
Sconcertata anche Flavia Perina, direttore del Secolo e deputata di Fli, che ironizza sul fatto che il Pdl sembra quindi avere l'intenzione di inaugurare i talk show "a targhe alterne". "I principi del pluralismo televisivo esigerebbero che il martedì e il giovedì non ci fossero sempre Floris e Santoro, perché questa sarebbe una 'rendita' - scrive Perina - Se così è, non si capisce perché ogni sera a dirigere il Tg1 debba essere Minzolini e a condurre Porta a Porta sia sempre Vespa".
"Siamo al Minculpop, ma con gerarchi che assomigliano alle caricature dei fascisti" affonda invece Michele Santoro appena saputo della bozza Butti. "Ma di che cosa meravigliarsi? - continua il conduttore di Annozero - Viviamo in un Paese in cui una Commissione parlamentare di vigilanza nomina il Consiglio d'amministrazione della Rai. E nonostante questo, la maggioranza di governo dopo aver deciso i vertici della Rai e dopo aver schiacciato il servizio pubblico subordinandolo agli interessi personali del presidente del Consiglio, pretende di organizzare direttamente anche il palinsesto".
A "Ballarò", andato in onda ieri sera, Giovanni Floris scherza invece affermando: "Forse dalla prossima settimana ci sarà un conduttore laziale".

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