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Brambilla: pacco con zampa di capra, intimidazione zoomafiosa

Michela Vittoria Brambilla, destinataria di un pacco contenente una "zampa di capra mozzata", sembra essere stata vittima di una intimidazione zoomafiosa per la sua battaglia in difesa dei diritti degli animali, anche se a volte sembrano aver vinto le lobbies.

Nel film di Francis Ford Coppola "il Padrino" il produttore cinematografico Jack Woltz trova nel letto la testa mozzata del suo cavallo, come monito di ciò che che Don Corleone avrebbe potuto fargli se avesse continuato a rifiutargli favori. Vittima di un avvertimento cosiddetto zoomafioso è stata invece oggi Michela Vittoria Brambilla, poiché la polizia ha scoperto, al centro di smistamento delle Poste (CMP) dello scalo di Fiumicino, un pacco indirizzato al Ministro del Turismo contenente una "zampa di capra mozzata".
"Un atto che qualifica coloro che li compiono", è stato il commento della Brambilla, che intuisce che la missiva potrebbe esserle stata indirizzata per via della sua politica in difesa dei diritti degli animali.
"Non saranno certo questo genere di intimidazioni a farmi in qualche modo modificare una linea di intervento che risponde non solo alla mia coscienza ma rappresenta anche il punto di vista della stragrande maggioranza degli italiani", spiega sicura la Brambilla.
Gianluca Felicetti, presidente della Lav, sottolinea che il pacco è "un avvertimento zoomafioso contro una politica che ha avuto il coraggio di denunciare la barbarie dell'uccisione degli animali per divertimento e di rappresentare quella parte schiacciante dell'elettorato di centrodestra che è contro la caccia".
Il pacco potrebbe infatti trattarsi di una intimidazione contro alcune posizioni intransigenti di cui la Brambilla si è fatta portavoce, esprimendosi contro la caccia, contro le botticelle di Roma che secondo il Ministro andrebbero abolite e per una regolamentazione più severa per chi maltratta gli animali.
"Quanto accaduto oggi, oltre alle minacce, agli insulti e agli atti intimidatori subiti in precedenza, non fa che certificare in maniera inequivocabile la necessità di proseguire con la battaglia di civiltà di cui mi sono fatta interprete per la nascita di una nuova coscienza di amore e di rispetto per gli animali ed i loro diritti". Battaglia che però si è fermata quando il Parlamento italiano ha preferito non adottare un articolo della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (che l'Italia ha ratificato dopo 23 anni) che avrebbe vietato di sottoporre "un animale al taglio o all'amputazione della coda o delle orecchie, alla recisione delle corde vocali, all'asportazione delle unghie o dei denti ovvero ad altri interventi chirurgici destinati a modificare l'aspetto o finalizzati a scopi non terapeutici".
In molti hanno infatti pensato che in questo caso ad averla vinta non sono stati i diritti degli animali ma bensì le lobbies e il business che ruota intorno alle mutilazioni animali e che spesso maschera associazioni e campagne sociali in lucrosi giri d'affari. Tipica ipocrisia italiana.

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