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Michael Jackson ucciso da Propofol. Omicidio colposo per medico Murray

La verità sulla morte di Michael Jackson è arrivata, almeno quella processuale. Il medico Conrad Murray è stato condannato di omicidio colposo involontario. "Giustizia è fatta. Michael è con noi" avrebbe detto il fratello del Re del Pop Jermaine.

La verità sulla morte di Michael Jackson è arrivata, almeno quella processuale. Dopo circa due anni di inchiesta, una ventina di giorni di processo e quasi 10 ore di deliberazione, la giuria ha emesso il verdetto, stabilendo che il medico Conrad Murray è colpevole di omicidio colposo involontario. Secondo la giuria, sarebbe stato quindi Conrad Murray ad iniettare la dose letale di Propofol al Re del Pop, anche se pare dietro richiesta dello stesso Michael Jackson che non riusciva a dormire. In quel periodo, infatti, Michael Jackson era impegnato nelle prove delle 50 date del "This Is It Tour". "Non posso farcela se non dormo" avrebbe detto il Re del Pop al medico, che quindi, secondo la giuria che ha accolto in maniera unanime le tesi dell'accusa, avrebbe iniettato la dose di anestetico. La difesa di Conrad Murray ha cercato fino all'ultimo di dimostrare che non si poteva provare senza alcun dubbio il fatto che il medico avesse realmente fatto l'iniezione al cantante, spiegando in più occasioni l'intenzione dell'accusa sarebbe quella di voler "incolpare il dottor Murray per le azioni compiute da Michael Jackson". Murray avrebbe infatti ammesso di aver dato a Jackson una piccola dose di Propofol per aiutarlo a dormire, ma i suoi legali hanno cercato di sostenere come il Re del Pop fosse ormai dipendente dal farmaco, e che per questo si sarebbe iniettato la dose "extra", quella mortale. I pubblici ministeri, da parte loro, hanno sottolineato come il medico abbia assunto un comportamento negligente riguardo alla gestione del farmaco, visto che si trovava in un ambiente domestico, ricordando inoltre che Murray ritardò la chiamata al 911 e non fornì al personale medico, una volta giunto, informazioni riguardo l'assunzione del Propofol da parte del cantante. Adesso il medico, a cui non è stata concessa la libertà su cauzione per il possibile pericolo di fuga, rischia fino a 4 anni di carcere, anche se negli stati Uniti in tanti ipotizzano che il medico "rimarrà dietro le sbarre massimo per un anno". L'entità della pena sarà stabilita nella prossima udienza fissata per il 29 novembre. "Giustizia è fatta. Michael è con noi", avrebbe detto dopo la sentenza il fratello di Jackson, Jermaine, mentre miglia di fan del Re del Pop hanno esultato per il verdetto, e chi era in attesa fuori dal tribunale avrebbe gridato più volte "Thank you judge".

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