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Fine calendario, ma Maya sopravvissuti poveri, emarginati, offesi

Mentre il mondo, e Google con il suo doodle, ricorda la fine del calendario Maya, quasi tutti si dimenticano dei discendenti della antica cività pre-colombiana, oggi "poveri, emarginati, offesi" come evidenzia l'agenzia MISNA.

I Maya sono ricordati in tutto il mondo per il fatto che il loro calendario del Lungo Computo finisce proprio oggi, 21 dicembre 2012. Anche Google non manca di celebrare la fine del calendario Maya con un doodle composto da quelle che dovrebbero rappresentare alcune tavolette che rimanderebbero alla "profezia derivata da errori interpretativi e legata anche a speculazioni e interessi economici", come si legge in un articolo di Francesca Belloni su MISNA (Missionary International Service News Agency), dove viene ricordato invece come i discendenti degli antichi Maya siano oggi "poveri, emarginati, offesi" nonostante la grande (ma superficiale) attenzione mediatica. La maggior parte dei "sopravvisuti" Maya, importante civiltà pre-colombiana decaduta per cause ancora non del tutto chiare , vive in Guatemala e nel sud del Messico, anche se comunità Maya risiedono in Honduras, Belize e Salvador. Sempre da MISNA si legge come Alvaro Pop, nativo guatemalteco ed esperto indipendente di questioni indigene all'ONU, ricordi come i discendenti Maya siano "stati visti come manodopera a buon mercato e questo continua anche oggi. Sono uno strumento per la produzione ma emarginati dalla vita pubblica".

L'Agenzia MISNA sottolinea poi come "un rapporto dell'Onu pubblicato nel 1999 documenta che nel corso della guerra civile si sono registrati oltre 600 massacri di comunità indigene. Non sono stati risparmiati anziani, donne e bambini. Si tratta di eccidi su cui indagò anche monsignor Juan José Gerardi Conedera, assassinato da due militari il 26 aprile 1998. Il vescovo ausiliare di Guatemala venne ucciso appena due giorni dopo aver pubblicato il rapporto 'Guatemala nunca más' (Guatemala mai più), frutto del Progetto interdiocesano Remhi (Recupero della memoria storica) in cui cui sono documentate oltre 55.000 violazioni dei diritti umani perpetrate durante il conflitto, l'80 % delle quali attribuite all'esercito".

Nell'articolo viene ricordato anche il Nobel per la Pace del 1992 Rigoberta Menchú Tum, pacifista guatemalteca nonché voce e volto simbolo dei Maya sopravvissuti alla guerra, che denuncia come "si attentò anche alla spiritualità Maya tentando di annichilirla, con l'uccisione delle guide e dei sacerdoti, rompendo catene sacre che resistevano da migliaia di anni". Francesca Belloni evidenzia infine come "oggi la regione del Guatemala in cui fiorì la cultura Maya è nuovamente militarizzata nell'ambito della strategia di lotta al narcotraffico e i discendenti dell'Impero sono cacciati dalle loro terre per fare posto a mega-progetti idroelettrici, miniere a cielo aperto, monocolture a fini industriali, come la palma africana per la produzione di bio-carburante".

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