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Renzi: se non ci sarà governo Bersani, si torna ad elezioni

Matteo Renzi ammette che se non ci sarà un governo Bersani, è meglio tornare alle elezioni. Nel frattempo, cambiare la legge elettorale e promuovere un "jobs act".

Con me alla guida del PD "avremmo potuto dire con più forza alcuni temi, sgonfiando alcuni del M5S e del PDL" ammette alla fine Matteo Renzi, intervistato ieri sera da Fabio Fazio a Che tempo che fa?. Matteo Renzi lascia intendere di non credere molto alla linea che sta seguendo Pier Luigi Bersani, che con i suoi 8 punti vorrebbe convincere il MoVimento 5 Stelle a votargli la fiducia. "Beppe Grillo con la sua consueta sobrietà gli ha già risposto" fa infatti notare Matteo Renzi, spiegando che "in questo Paese vige spesso lo scilipotismo, pericolosa malattia dei tempi moderni. Spero che adesso lo scilipotismo non diventi la caccia al grillino" da parte del PD. Per Renzi, infatti, il PD non deve "aspettare ogni mezza parola di Beppe Grillo" perché "è un errore considerare il M5S di Grillo un partito come tutti gli altri, e quindi è un errore pensare di avere l'appoggio con un inciucio". Per questo Matteo Renzi rivela di non essere "molto ottimista" in merito agli 8 punti di Bersani, a cui tra l'altro il sindaco di Firenze aggiungererebbe l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, mentre il segretario del PD chiede una riforma della legge sui partiti con sistema di paletti che renderanno "fruibili i finanziamenti pubblici solo ai partiti che abbiano regole compatibili con un alto grado di trasparenza".

"Io non credo che ci sia la possibilità di un governo PD-PDL" chiarisce comunque Renzi, e visto che il MoVimento 5 Stelle non voterebbe mai la fiducia né ad un governo politico né ad un governo tecnico se in alleanza con qualsiasi altra formazione, anche perché Beppe Grillo vuole "il 100% del Parlamento", il sindaco di Firenze ammette che "la soluzione migliore sarebbe avere un Paese normale in cui il giorno dopo le elezioni sai chi ha vinto". "Se quindi non ci sarà il governo Bersani, credo che sarà giocoforza abbastanza naturale che molto presto si torni a votare. - continua Matteo Renzi - L'ideale sarebbe capire come ci arriviamo a queste elezioni, che siano a giugno, ottobre o nel 2014". Se infatti per Renzi tra le priorità di questo governo di transizione, che guiderà il Paese almeno fino all'elezione del nuovo Presidente della Repuublica, c'è sicuramente "la legge elettorale" il "problema più enorme rimane la questione occupazionale, del lavoro". Matteo Renzi spera quindi che qualunque tipo di governo guiderà l'Italia in questa fase si renderà conto di come il Paese abbia "bisogno di un pacchetto di provvedimenti in cui si inizia a dire, per esempio, che sulla formazione professionale anziché dare i soldi alle società c'è bisogno di un investimento, affiché gli artigiani tramandino la loro esperienza, i giovani trovino lavoro e i 50enni licenziati abbiano la possibilità di rimettersi in gioco". Renzi guarda quindi al jobs act di Obama, con un occhio a "turismo, cultura e meno burocrazia".

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