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Renzi ai sindacati: sciopero scuola 5 maggio "fa ridere"

Matteo Renzi afferma che lo sciopero unitario dei sindacati proclamato per il 5 maggio contro la riforma della scuola "fa ridere". Il premier, però, non accoglie nessuna nelle richieste avanzate dai sindacati, come quella di stralciare, per farne un decreto, il Piano delle assunzioni dal disegno di legge sulla riforma della scuola.

Lo sciopero generale unitario proclamato per il 5 maggio dai sindacati contro la riforma della scuola sembra far solo "ridere" Matteo Renzi. In una intervista a Rtl, il premier infatti afferma che "farebbe ridere, se non fosse un giorno triste, scioperare contro un governo che sta assumendo centomila insegnanti. Il più grande investimento fatto da un governo nella scuola italiana". In realtà, i sindacati chiedono proprio di stralciare il Piano delle assunzioni dal disegno di legge sulla riforma della scuola, perché senza un decreto si lasciano "migliaia di precari in una situazione di incertezza e di disperazione" e si ricatta "il Parlamento sui tempi di discussione del provvedimento" come sottolinea il segretario della CGIL scuola, Domenico Pantaleo. Proseguendo con la sua solita retorica, Matteo Renzi spiega quindi che "deve essere chiaro che noi non lasceremo la scuola ai sindacati - perché - la scuola è delle famiglie e degli studenti". Ma in piazza, il 5 maggio, scenderanno proprio gli studenti con le loro famiglie, oltre agli insegnanti ed al personale ATA. Renzi quindi conclude: "Se i sindacati fanno sciopero perché hanno paura che noi gli togliamo il diritto di fare quello che vogliono, fanno bene. Ma non dicano che lo fanno contro un governo che assume e che aumenta gli stipendi". "Pretendere di cambiare la scuola senza partire dalla loro conoscenza dei problemi, dalla loro esperienza, dalla loro competenza è un grave atto di presunzione" aveva evidenziato Francesco Scrima, segretario generale CISL scuola, chiarendo che i sindacati sono contro proprio a quelle norme che per Renzi aumenterebbero gli stipendi visto che invece, di fatto, "intervengono su retribuzione, orario, progressione economica" tanto che "gli insegnanti e il personale della scuola, sarebbero gli unici senza regolamentazione per contratto del rapporto di lavoro".

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