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Quando i "comitatini" fanno comodo a Renzi per il SI al referendum costituzionale

Quando i cittadini si riuniscono per critare le scelte del governo per Matteo Renzi la loro voce si racchiude solo in "tre, quattro comitatini". Il referendum costituzionale è però alle porte e stavolta è Renzi ad aver bisogno dei comitati, almeno 10mila come auspica il premier. Già da gennaio invece è sorto il Comitato per il No alla riforma che modifica la Costituzione.

Quando i cittadini si riuniscono per critare le scelte del governo per Matteo Renzi la loro voce si racchiude solo in "tre, quattro comitatini", come è stato definito dal premier chi ha protestato contro lo Sblocca Italia. Il referendum costituzionale è però alle porte e se alle urne prevalesse il NO alla riforma, finora supportato da eminenti giuristi e intellettuali, la carriera politica di Renzi sarebbe finita, come lui stesso ha ammesso in diverse occasioni. Ecco quindi che al Presidente del Consiglio i cittadini che si organizzano per portare avanti una causa in questo contesto fanno più che comodo tanto da dichiarare di aver bisogno addirittura della nascita di "10.000 comitati in tutta Italia" che lavorino per propagandare il Sì in vista del referendum costituzionale. "Ho bisogno del massimo impegno da parte di ciascuno di voi" afferma Renzi a Firenze, città scelta per iniziare la campagna referendaria del governo che punta a coinvolgere quel 50% ancora di indecisi.
Già da gennaio invece è sorto il Comitato per il No alla riforma che modifica la Costituzione che rischia di essere un "progetto di eversione autoritaria", a cui aderiscono numerosi ed importati costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Alessandro Pace, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Massimo Villone e Felice Besostri. Al Comitato per il No ha aderito il partito guidato da Pippo Civati, Possibile mentre il MoVimento 5 Stelle spiega che "sosterrà la battaglia". Appoggio al Comitato per il No anche da Maurizio Landini di Coalizione sociale e Antonio Di Pietro.

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