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Primarie PD risultati. Obiettivo Renzi: scardinare il centrosinistra?

Usciti finalmente i risultati ufficiali delle primarie del PD. In ballottaggio Pier Luigi Bersani che stacca di 9 punti percentuali Matteo Renzi, il cuo obiettivo sembra essere quello "scardinare il centrosinistra" visto che "accanto a Renzi ci sono persone antropologicamente opposte a Renzi", come sottolinea il presidente del Partito Democratico.

A circa 24 ore di distanza, il comitato di Italia Bene Comune pubblica i risultati definitivi ed ufficiali delle primarie del centrosinistra. Come già da previsioni (e sondaggi) vince questo primo turno delle primarie del PD Pier Luigi Bersani con il 44,9% delle preferenze degli elettori del centrosinistra, distaccando il suo avversario per antonomasia Matteo Renzi di ben 9 punti percentuali (il sindaco di Firenze si ferma infatti al 35,5%). Ottimo risultato invece per Nichi Vendola che incassa un 15,6% nonostante "i grandi gruppi editoriali, le tv, hanno raccontato queste primarie come se fossero il congresso del Partito democratico. Una manipolazione in alcuni casi maliziosa, voluta, programmata e scientifica, che serviva ad estromettere una parte dei temi che si provava ad introdurre dentro il recinto delle primarie", come sottolinea il leader di Sel la sera stessa delle primarie, subito dopo l'annuncio dei primi risultati. Molto distaccati, invece, Laura Puppato e Bruno Tabacci, che si fermano rispettivamente al 2,6% e all'1,4%.

Nonostante le richieste di Matteo Renzi, che sembra in eterna polemica con l'organizzazione del PD, di volere pubblicati online "tutti i verbali e non i dati delle segreterie provinciali", sul sito Primarie Italia Bene Comune finora sono apparsi solo i risultati in termini numerici, divisi per città e Regione. Intanto da Facebook Matteo Renzi sottolinea come quello che dovrebbe essere anche il suo segretario, e cioè Pier Luigi Bersani, lo abbia "amabilmente rimproverato di dire troppo Noi e Loro". In una sorta di excusatio non petita, accusatio manifesta Matteo Renzi chiarisce che questo suo modo di esprimersi "non è un modo di dire, non è un tic", e spiega: "Siamo la stessa squadra, lo sappiamo bene. Ma noi siamo diversi da loro. Siamo per il calcio totale, non per il catenaccio difensivo. Siamo per cambiare modulo, tattica e allenatore. E se vinciamo noi, mandiamo in tribuna qualche vecchia gloria che con la sua arroganza ci ha fatto perdere fin troppe partite. Se perdiamo continuiamo a tifare per la nostra squadra. Ma se cambiamo modulo, giochiamo meglio e vinciamo di più".

Ad accostare il PD ad una squadra di calcio, in realtà, era stato per primo Pier Luigi Bersani subito dopo i primi risultati delle primarie del centrosinistra , sottolineando come infatti "ognuno in una squadra ha un compito, un ruolo" e chiarendo che in questa competizione "chi vince è il candidato premier dei progressisti, dopodiché decide lui". In altre parole, come Matteo Renzi ha sempre detto di voler rinunciare, per il sindaco di Firenze non ci saranno "premi di consolazione". Anche Rosy Bindi, intervenuta nello speciale del TG3 che ha seguito in diretta lo spoglio, ricorda, e non per la prima volta, come queste siano "primarie per scegliere il candidato Presidente del Consiglio, poi ci sarà un Congresso", spiegando: "E questa realtà e consenso (di Renzi, ndr), indubbiamente significativo, nella fase congressuale, che ha le sue regole, si vedrà che cosa questo significa e che cosa può rappresentare nel cambiamento interno del partito". Già in un'altra occasione, Rosy Bindi aveva sottolineato come Matteo Renzi fosse "candidato alla premiership" rammentando però che "il segretario del partito è Bersani, e il presidente dell'assemblea è Bindi, le liste le facciamo noi".

Rosy Bindi chiarisce quindi che il risultato delle primarie non si traducono "immediatamente nella vita del partito" perché "il peso di Renzi dentro il Partito Democratico, e non in parcentuali ma nel significato della sua operazione politica, avrà un confronto dentro il Partito Democratico, e questo avverrà anche dopo le elezioni". "Di certo, chi ha fatto le primarie dicendo che non vuole premi di consolazione, men che meno presenterà lista degli amici per entrare in Parlamento, altrimenti smentirebbe immediatamente l'intero significato della sua campagna" afferma sempre il presidente del Partito Democratico, stroncando quell'idea di Matteo Renzi espressa nel corso di un fuorionda a Radio 105. Rosy Bindi fuga quindi ogni dubbio insistendo sul concetto che "queste non sono primarie per scegliere il segretario, gli organi del partito, gli equilibri interni dentro un partito", precisando che la vittoria di Pier Luigi Bersani "che si è presentato con un programma, con un progetto" servirà per creare "l'unità del centrosinitra che andrà alle elezioni" e che quindi questa "si costruirà intorno al candidato che ha vinto".

In studio con il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer anche il Roberto Reggi, responsabile del comitato e della campagna elettorale del sindaco di Firenze, che interviene affermando invece come Matteo Renzi sarebbe "l'unico soggetto in grado di essere alternativo a Monti" perché "può allargare la platea degli elettori, e la può allargare in maniera molto significativa, perché dà risposte concrete ai problemi delle persone, e quindi non fa un problema ideologico, fa un problema di risoluzione dei problemi". Rosy Bindi fa notare, però, che della campagna elettorale di Matteo Renzi "si è capito la rottamazione, per il resto non ha capito niente nessuno, e credo che questo sia il motivo per il quale è stato votato, nient'altro", evidenziando quindi che "il centrosinistra può avere una possibilità di espansione con le proprie idee e non con idee che sono mutuate da altri progetti e da altri programmi". Roberto Reggi insiste sul fatto che "tutti i sondaggi dimostrano invece che "Matteo Renzi è in grado di allargare di ulteriori 10 punti e conquistarsi quella soglia sufficiente per conquistare il premio di maggioranza. E quindi è l'unico in questo momento del centrosinistra a guidare la competizione e a poter fare l'alternativa a Monti", mentre Pier Luigi Bersani "se anche vincesse le primarie non riesce ad allargare più del 30% la platea degli elettori e sarà costretto anche lui ad appoggiare Mario Monti".

Rosy Bindi, riallacciandosi anche alla parte iniziale del discorso di Matteo Renzi dopo i primi risultati delle primarie del PD, quando dalla platea chiedeva "se magari per il ballottaggio mettete qualche seggio in più. Magari per il ballottaggio organizzatevi meglio", fa notare: "Mettete qualche altro seggio? Come se ancora una volta lui facesse parte di un altro partito, quando questa comunità gli ha dato la possibilità, come ha detto Bersani, di correre questa grande corsa. Questo dimostra che c'è una estraneità che esattamente quello che cerco di spiegare". Il presidente del Partito Democratico quindi osserva: "Io penso che il successo di Matteo Renzi sia dovuto non solo alla sua straordinaria capacità comunicativa, che è della sua persona, ma anche di chi gli sta dietro".

"Io credo che le primarie le vincerà Pier Luigi Bersani perché la bolla mediatica di Matteo Renzi ha dato i suoi effetti in questo primo turno, il tema della rottamazione è ormai consumato, gli è servito indubbiamente molto e non mi meraviglia che gli sia servito soprattutto nelle Regioni rosse perché si sono incrociati anche molti problemi locali - continua Rosy Bindi - e questo è un messaggio chiaro al mio partito che o cambia in alcune cose o altrimenti sarà esposto ad altri tentativi di scardinamento, come quello che si è verificato da parte di Matteo Renzi, al quale è stata data una mano molto forte anche da elettori che non sono del centrosinistra".
La Bindi chiarisce quindi che avere i voti dell'elettorato del centrodestra "è un male perché l'obiettivo non è quello di partecipare al centrosinistra ma è quello di scardinare il centrosinistra - aggiungendo - Io non ho trovato un elettore di centrodestra che è andato a votare per Renzi perché ha a cuore un PD migliore. Ha invece a cuore uno scardinamento del Partito Democratico e del centrosinistra perché Renzi è stato un grande grimaldello. In parte dovrà essere ascoltato molto bene dall'interno del mio partito, perché se non si rende conto, soprattutto nelle Regioni cosiddette rosse, che il Partito democratico non è la continuazione del PCI, PDS, DS, non si va da nessuna parte".

Il vicepresidente della Camera quindi evidenzia: "Dire che Renzi riuscirebbe ad andare oltre il 30% perché tiene insieme più di quello che tiene insieme Bersani significa mandare un messaggio ingannevole e pericoloso, perché se vince Renzi sarà molto complicato anche tenere unite quelle forze e quelle personalità politiche che hanno sottoscritto la stessa Carta d'intenti. Non invece con Bersani, capace di recepire alcune istanze positive venute anche dalla battaglia di Renzi, perché indubbiamente dovrà farlo, ricordandoci però che ha vinto la sua linea e come ha detto lui chi vince decide".

Rosy Bindi infine conlude la sua analisi politica: "Intorno a Bersani, quindi, si può costruire l'unità con la sinistra e si può costruire anche l'allargamento ai moderati. Renzi è invece una forza che scardina in questa fase. Con Renzi non sarebbe possibile tenere insieme la coalizione - chiudendo - Io sono convinta, e l'ho detto fin dall'inizio, che accanto a Renzi ci sono persone antropologicamente opposte a Renzi che usano Renzi perché voglio scardinare una certa organizzazione di partito. Quindi per quanto mi riguarda, io personalmente, ritengo che ci siano molte cose da cambiare nel partito, ma non sono disposta a pagare due prezzi: primo è quello di mettere tutta la classe dirigente responsabile allo stesso modo di questi ultimi 20 anni, perché io ho fatto parte di governi che hanno portato l'Italia in Europa e non di quelli che hanno portato l'Italia fuori dall'Europa. Secondo, io non sono disposta a mutuare determinati contenuti che non considero di centrosinistra in questo momento e che considero anzi altamente superati e pericolosi. Quelli per esempio sul lavoro, perché considero la posizione di Ichino sul lavoro una posizione assolutamente inattuale e pericolosa".

Pietro Ichino, 63 anni, è giuslavorista e deputato del PD, sotto scorta per le minacce delle Br a causa delle sue posizioni su welfare, lavoro, pensioni. "Se vinciamo noi, abbiamo la riforma del diritto del lavoro già pronta", aveva infatti affermato già qualche giorno prima delle primarie del centrosinistra Matteo Renzi.
Ma "dietro" Matteo Renzi c'è anche, anche se le cronache hanno poi parlato di una "rottura", Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5 e fondatore della casa di produzione Magnolia, considerato curatore della comunicazione del sindaco di Firenze ma anche vera anima del renzismo.

Rosy Bindi quindi promette agli elettori che "il partito democratico si deve rinnovare su contenuti del centrosinistra non su contenuti ispirati al liberismo".

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