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Pinotti: sostegno a Francia non è solo militare. Renzi pensa ad arruolare educatori

Dopo che la Francia ha evocato l'articolo 42 comma 7 del Trattato di Lisbona e chiesto agli alleati europei "una maggiore partecipazione militare" in Siria e in Iraq, l'Italia si tira un po' indietro. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti esclude un intervento in Siria e dichiara che "la lotta al terrorismo non si gioca soltanto con lo strumento militare". Matteo Renzi, invece, pensa di combattere lo Stato Islamico arruolando educatori, visto che siamo "la più grande superpotenza culturale".

Anche l'Italia, come tutti i 28 Paesi membri dell'Unione europea, ha assicurato alla Francia "aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso" contro lo Stato Islamico in base all'articolo 42 comma 7 del Trattato di Lisbona. Nel corso della riunione a Bruxelles, il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian è stato chiaro poiché, rivolgendosi ai suoi omologhi, ha espressamente dichiarato che dagli alleati europei la Francia si aspetta "una maggiore partecipazione militare" in Siria e in Iraq. Nonostante questo, il premier Matteo Renzi sembrerebbe più propenso ad arruolare per combattere l'ISIS degli insegnanti, magari inaugurando una fase D del piano "La Buona Scuola". Intervenendo alla presentazione del settimanale Origami de La Stampa, il Presidente del Consiglio ha infatti affermato che la sfida contro lo Stato Islamico "la vinci se riesci a vincere la sfida educativa, non semplicemente con le azioni militari". Renzi d'altronde è convinto che l'Italia sia "la più grande superpotenza culturale". La battaglia contro il terrorismo, però, potrebbe essere vinta solo se nel Califfato ci sarà una maggiore percentuale di analfabeti funzionali rispetto all'Italia.

Renzi preferisce comunque non parlare di "guerra" anche se capisce chi utilizza questa parola (Francois Hollande in primis) ma di una "aggressione alla nostra identità". Ciò che teme Renzi è infatti una Libia bis, probabilmente ben comprendendo che un attacco militare da parte dell'Italia significherebbe una aggressione anche alla nostra di identità. Renzi immagina quindi "un maggior ruolo anche dell'italia nell'accompagnare un governo che si sia insediato in Libia", pur ammettendo che bisogna mettere in conto "tutti i tipi di interventi". Ed infatti, il ministro della Difesa Roberta Pinotti pur "escludendo un intervento in Siria" ammette invece la possibilità di "un rafforzamento dell'intervento in Iraq". Proprio a margine del Consiglio Difesa UE, dove è stato accolto l'articolo 42.7 del Trattato di Lisbona, la Pinotti spiega: "L'Italia è il Paese con uno dei maggiori contingenti in Iraq e stiamo aumentando il numero di addestratori da inviare sul posto, dagli attuali 500 a 750". Il ministro precisa che l'Italia è quindi pronta ad offrire alla Francia altre forme di sostegno perché "la lotta al terrorismo non si gioca soltanto con lo strumento militare", specificando: "C'è il tema della propaganda sul web, quello dei finanziamenti, quello delle indagini e dell'intelligence. Quindi ritengo che le possibilità per collaborare maggiormente possano essere molte".

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