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Jobs Act Renzi: da assegno per chi perde lavoro a meno forme contrattuali

Matteo Renzi presenta la prima bozza del suo Jobs Act, che verrà discussa "nella direzione del PD del 16 gennaio" e approvata entro 8 mesi. Tra i punti del Jobs Act di Renzi "meno tasse a chi produce lavoro, semplificazione amministrativa, assegno universale per chi perde il posto di lavoro, riduzione delle varie forme contrattuali".

Matteo Renzi pubblica "un sommario con le prime azioni concrete del Jobs Act" che avrebbe, secondo le intenzioni del segretario del PD "l'obiettivo creare posti di lavoro, partendo da una riduzione delle oltre 40 forme contrattuali per andare verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato, eliminazione dell'obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio, eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico, riduzione del 10% dell'IRAP per le aziende, legge sulla rappresentatività sindacale". Matteo Renzi annuncia quindi che la prossima settimana tale bozza sarà arricchita "con le osservazioni ricevute" e verrà discussa "nella direzione del PD del 16 gennaio", tanto che su Twitter invita tutti ad esporre "idee, critiche e commenti" direttamente alla sua email (matteo@matteorenzi.it).

La bozza del Jobs Act di Matteo Renzi si articola in 7 punti:
- Energia. Il dislivello tra aziende italiane e europee è insostenibile e pesa sulla produttività. Il primo segnale è ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più (Interventi dell'Autorità di Garanzia, riduzione degli incentivi cosiddetti interrompibili).
- Tasse. Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell'IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe.
- Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro.
- Azioni dell'agenda digitale. Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete.
- Eliminazione dell'obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Funzioni delle Camere assegnate a Enti territoriali pubblici.
- Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali.
- Burocrazia. Intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell'Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. I Sindaci decidono destinazioni, parere in 60 giorni di tutti i soggetti interessati, e poi nessuno può interrompere il processo. Obbligo di certezza della tempistica nel procedimento amministrativo, sia in sede di Conferenza dei servizi che di valutazione di impatto ambientale. Eliminazione della sospensiva nel giudizio amministrativo.

Inoltre, il Jobs Act prevede:
- Semplificazione delle norme. Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all'estero.
- Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti.
- Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l'obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.
- Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Ma presupposto dell'erogazione deve essere l'effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance.
- Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l'impiego, la formazione e l'erogazione degli ammortizzatori sociali.
- Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.

Il programma di Renzi sembra immediatamente piacere all'Unione Europea, anche se come tutti intende "aspettare i dettagli" prima commentare in maniera più approdondita. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, invece, mette già le mani avanti sottolineando che "le proposte presentate in questa lista prevedono investimenti consistenti".

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