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D'Alema verso la scissione: senza la sinistra del PD Renzi verrà sconfitto

Massimo D'Alema ammette che la scissione sembra ormai alle porte visto che anche Romano Prodi "pare sempre più distaccato", anche perché "il PD è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali". D'Alema però avverte che "se Matteo Renzi rompe con la sinistra va dritto verso la sconfitta, magari in un ballottaggio con il MoVimento 5 Stelle". E la prima sconfitta potrebbe arrivare con il referendum costituzionale.

"Il PD versa in una condizione gravissima, e la classe dirigente reagisce insultando e calunniando con metodi staliniani" accusa Massimo D'Alema che in una intervista al Corriere della Sera interviene a gamba tesa sulle scelte del Partito Democratico in vista delle amministrative. Per D'Alema le primarie sono infatti "manipolate da gruppetti di potere" e "diventate un gioco per falsificare e gonfiare dati", sottolineando come invece per esempio la candidatura di Massimo Bray "sarebbe quella di maggior prestigio per la Capitale" anche perché "Giachetti si è fotografato su internet mentre traina un risciò su cui è seduto Matteo Renzi". La foto a cui si riferisce D'Alema è un fotomontaggio realizzato dall'Istituto Lupe ma postata su Facebook dallo stesso Roberto Giachetti e commentata con tre faccine che ridono.

"Ma questa non può essere l'immagine del sindaco di Roma, neanche per scherzo" sottolinea Massimo D'Alema, avvertendo: "Il quadro è estremamente preoccupante. C'è una crisi della democrazia. Una caduta di partecipazione e tensione politica, di fronte alla quale i partiti, compreso il PD, non riescono a schierare personalità all'altezza". L'ex premier sottolinea quindi che "sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del PD che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi", non nascondendo che la scissione sembra ormai alle porte visto che anche Romano Prodi "pare sempre più distaccato". Sempre che l'ultima Speranza di D'Alema non sia solo riposta in Roberto.

"Il PD è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene" ammette D'Alema, aggiungendo: "Il punto vero è che il PD non ce la fa più a tenere insieme il campo di forze del centrosinistra. E dubito che riuscirà a compensare le masse di voti perse a sinistra alleandosi con il mondo berlusconiano: non solo Alfano, Verdini, Bondi, ma anche Mediaset e uomini di Cl". In sostanza, Matteo Renzi assomiglia più a Silvio Berlusconi che all'Ulivo visto che "la cultura di questo nuovo PD è totalmente estranea a quella originaria" prosegue D'Alema, evidenziando: "Tutti quelli che non si allineano vengono brutalmente spinti fuori. Guardo con simpatia alla battaglia della minoranza, ma non mi pare che, purtroppo, riesca a incidere sulle decisioni fondamentali. - e aggiunge - Nessuno può escludere che, alla fine, qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito".

D'Alema prevede però che "se Matteo Renzi rompe con la sinistra va dritto verso la sconfitta, magari in un ballottaggio con i 5 Stelle". Eppure, nonostante questo, l'attuale classe dirigente del PD non sembra avere alcuna intenzione di "tenere insieme il centrosinistra", e spiega: "Vogliono sbarazzarsene. Mi fanno ridere quelli che lanciano l'allarme sul partito della Nazione; il partito della Nazione è già fatto, è già accaduto. Lo schema mi pare evidente: approfittare della crisi di Berlusconi per prenderne il posto. Ma è un'illusione".
E la prima plateale sconfitta Matteo Renzi potrebbe averla già ad ottobre con il referendum costituzionale. Massimo D'Alema anticipa solamente che al momento opportuno presenterà "in modo motivato" le sue opinioni perché si sente vincolato solo dalla sua coscienza ma non nasconde che "la riforma elettorale si ispira a quella di Berlusconi, non alla riforma uninominale maggioritaria voluta dalle forze dell'Ulivo. È una legge plebiscitaria: non si elegge il Parlamento; si vota il capo".

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