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Madre Ciancimino: don Vito e Berlusconi si incontrarono a Milano

La madre di Massimo Ciancimino ha confermato quanto anticipato dal figlio da Gad Lerner, cioè che Silvio Berlusconi e don Vito si incontrarono a Milano, e che lei fu presente a due dei tre incontri. Forse al centro delle discussioni alcuni investimenti per Milano 2.

Questa volta non si tratta di scandali che possono essere soprannominati del "bunga bunga" o che implicano fatti di vita personali, e infatti in pochissimi ne hanno parlato, quasi fosse una specie di tabù.
La notizia di ieri era che una pistola calibro 9 carica è stata trovata dagli agenti di scorta di Massimo Ciancimino nella portineria del palazzo dove abita il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino.
Non è la prima volta che Massimo Ciancimino viene minacciato, non ultima la lettera indirizzata al figlio di 5 anni Vito Andrea, e questa volta non ha voluto commentare il fatto ma il suo pensiero è noto: "La mia è una battaglia persa. Spero solo che non facciano del male ai miei". La battaglia che sta combattendo Massimo Ciancimino è quella di cercare di svelare i retroscena della trattativa tra Stato e mafia che ci sarebbe stata quando Vito Ciancimino era sindaco di Palermo.
Ma l'atto intimidatorio di far trovare un pistola carica probabilmente è forse anche correlato al fatto che gli appunti consegnati ai magistrati di Palermo da Massimo Ciancimino qualche mese fa risultano scritti da Vito Ciancimino, e questa volta a dirlo è la polizia scientifica. Nei due biglietti si farebbe "riferimento ad alcuni investimenti di mafia nel cantiere di Milano 2, il primo grande affare immobiliare di Silvio Berlusconi all'inizio degli anni Settanta", come riporta anche La Repubblica.
Secondo la polizia scientifica, incaricata dai pm di Palermo Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, "le annotazioni risalgono a un periodo variabile fra il 1987 e il 1992", riporta sempre La Repubblica.
A settembre la moglie dell'ex sindaco di Palermo, Silvia Epifania Scardino, era stata ascoltata dai pm e sembra che affrontò il tema degli "investimenti del marito con Berlusconi" tanto che Ingroia e Di Matteo sembra che stiano ricostruendo gli affari di Vito Ciancimino e dei suoi prestanome (come gli imprenditori Franco Bonura e Antonino Buscemi, uno morto l'altro in carcere) fatti intorno agli anni '70.
Ieri poi Epifania Scardino avrebbe confermato quanto anticipato due giorni prima dal figlio Massimo Ciancimino, durante la trasmissione di Gad Lerner "L'infedele", che aveva detto che il padre aveva incontrato "in un ristorante milanese, dalle parti di piazzale Diaz" l'allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi per discutere sembra su investimenti a Milano 2.
La madre di Massimo Ciancimino è stata ascoltata perché pare che a due dei tre incontri avvenuti tra il '73 e il '75 fosse presente anche lei, oltre che Vito Ciancimino e Silvio Berlusconi.
L'interrogatorio è stato secretato ma dalle poche indiscrezioni trapelate e pubblicate dalle agenzie di stampa pare che l'ex sindaco di Palermo e il costruttore Silvio Berlusconi avrebbero parlato di "investimenti per parecchi milioni di lire" e che insieme al futuro Presidente del Consiglio c'era un'altra persona, che però la Scardino non ricorda chi potrebbe essere.
Ma a parlare dei rapporti tra Vito Ciancimino (che già in quegli anni era conosciuto come vicino al clan dei corleonesi e segnato "dall'accusa di mafiosità da una relazione di minoranza della commissione Antimafia che portava la firma del deputato PCI Pio La Torre", come riporta La Stampa), e Silvio Berlusconi sembra essere stato anche l'ex dirigente di banca Giovanni Scilabra che nei giorni scorsi avrebbe raccontato ai magistrati "di avere ricevuto, nel 1986, l'ex sindaco e Marcello Dell'Utri, allora manager di Publitalia, per discutere di una richiesta di prestito di 20 miliardi per la Fininvest", come scrive anche La Stampa, il che potrebbe andare ad avvalorare quella tesi che vedrebbe Marcello Dell'Utri il tramite tra Berlusconi e i politici e gli imprenditori mafiosi.
La madre di Massimo Ciancimino è stata poi ascoltata sul caso di Mauro De Mauro, il giornalista de "L'Ora" scomparso a Palermo nel settembre del 1970 e ucciso dalla mafia come raccontarono anni dopo alcuni pentiti.
Mauro De Mauro fu probabilmente ucciso per le inchieste sull'omicidio del presidente dell'Eni Enrico Mattei anche se, come riporta anche Wikipedia, "secondo le dichiarazioni del pentito Francesco Di Carlo, De Mauro fu ucciso perché venne a conoscenza del fatto che il principe Junio Valerio Borghese stava pianificando un colpo di stato, il cosiddetto Golpe Borghese".

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