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NASA: non c'è vita su Marte. Ma "allunga" quella di Curiosity

La NASA smonta l'entusiasmo: non c'è vita su Marte e sono stati trovati i "soliti" minerali. Le labili tracce di carbonio trovate potrebbero essere portate da una meteora o semplicemente "terrestri". Una questione di "esoambientalismo", ma su Curiosity c'è anche un bel po' di plutonio 128 che farebbe paura a qualsiasi alieno.

Le parole di John Grotzinger, professore di geologia al Caltech e uno dei responsabili dell'operatività del Mars Science Laboratory (MSL), secondo cui le scoperte del rover Curiosity sarebbero "entrate nei libri di storia", ha generato miriadi di speculazioni sulla possibilità che la NASA (che sta facendo i conti con continui tagli di budget) avesse finalmente scoperto la vita su Marte. I fuffologi si erano già scatenati partendo dai microbi marziani fino alla "scoperta sensazionale" di un fossile tra le sabbie rosse di Marte. Così anche la "storica" conferenza stampa chiamata dalla National Aeronautics and Space Administration si è rivelata una cantonata virale affossata definitivamente dalla stessa NASA con la "precisazione" di ciò che SAM (non il famoso Zio, ma il Sample Analysis at Mars) e CheMin (Chemistry and Mineralogy) hanno trovato nei sol scorsi, e cioè niente di "strano". Il SAM di Curiosity sui campioni prelevati da una zona sabbiosa dell'Aeolis Palus nel Cratere Gale sono risultati, dopo la "cottura" e l'analisi del suolo, solamente acqua, zolfo e perclorato. Elementi che erano già stati trovati da altre sonde NASA sul pianeta rosso, anche se Curiosity avrebbe trovato in più delle labili tracce di carbonio. Carbonio che però gli scienziati non saprebbero ancora determinare se sia marziano, di un altro pianeta (magari portato da meteoriti) o più semplicemente portato dal pianeta Terra. Questo punto non è stato purtroppo "colto" come dovrebbe. Su Marte infatti, al pericolo di contaminazione degli esperimenti (ben noto nei laboratori terrestri), si deve sommare certamente l'eventualità che gli elementi alieni portati dalla Terra (virus, batteri, ecc.) possano distruggere la "vita marziana" che si sta cercando. Un problema di "esoambientalismo" (esoenvironmentalism), termine coniato dal filosofo Ernest Kattens che descrive come "l'uomo in cerca di vita su altri pianeti stia inevitabilmente (e paradossalmente) inquinando le prove della sua esistenza". Chi ha letto il racconto di Arthur C. Clarke "Prima dell'Eden" (scritto nel 1961) conosce bene il pericolo che virus e batteri, trasportati involontariamente dalla Terra su altri pianeti, possono comportare. Ma il problema esoambientale per Marte non si fermerebbe all'eventuale contaminazione biologica proveniente da Curiosity ma anche ad un possibile inquinamento nucleare da parte del generatore nucleare del rover. La NASA, così come altre Agenzie Spaziali, continua infatti ad inviare sonde e rover come Curiosity equipaggiati da RTG (radioisotope thermoelectric generator) ovvero un generatore termoelettrico a radioisotopi, cioè una "banale" termocoppia la cui sorgente di calore è fornita dal letale plutonio 238. Così come sulla Terra non si accetterebbe un auto che girasse nelle nostre città con questo materiale altamente radioattivo e mortale, non si comprende, se non per il profondo egoismo umano, come si possa "scoprire la vita" con una "bomba sporca" su rotelle. Fatto sta che proprio questo "reattore nucleare" permetterà la vita di Curiosity per almeno altri 55 anni. La NASA ha quindi deciso il 4 dicembre di estendere la missione di Curiosity fino a "consumazione" (o ad "esaurimento") del Mars Science Laboratory stesso. Ufficialmente la fine dell'operatività di Curiosity era prevista dopo due anni, ma è chiaro che queste "estensioni" sine die fanno più parte del gioco mediatico, rispetto all'ambito scientifico.

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