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Marte: edilizia sul pianeta rosso? Brevetto sardo: mattoni in ILMENITE

Marte e gli asteroidi futuri case dell'umanità grazie alla ricerca dell'Università di Cagliari e del CRS4. Blocchi di ilmenite per fabbricare "case spaziali" per gli astronauti, e "ossigeno, acqua e fertilizzanti" direttamente dal Pianeta Rosso. Tra poco una macchina "demo" terrestre.

Isaac Asimov vedeva la fascia di asteroidi fra le orbite di Marte e Giove, non solo come possibile avamposto dell'umanità ma come vera e propria risorsa per l'"emergenza abitativa" terrestre. La sfida è certamente tecnologica ma non prettamente fatta (o almeno non solo) di razzi e di navicelle spaziali. Per colonizzare un asteroide o un pianeta "abbastanza terrestre" come Marte c'è bisogno infatti di macchinari, tecnologie e materiali che dovranno rendere "autonomi" i pionieri dello Spazio che, per ovvi motivi, non possono portarsi il celcestruzzo da casa. C'è bisogno di "edilizia autarchica" su Marte, sul "pianeta rosso bolscevico e traditor" come diceva nella celebre parodia Corrado Guzzanti. L'obiettivo della ricerca scientifica quindi, non è tanto quello di "terraformare" il Pianeta Rosso (che comunque ha una sua, se pur rarefatta atmosfera, a differenza degli asteroidi) ma quello costruire, nel più breve tempo possibile, avamposti che possano, via via, diventare confortevoli "abitazioni" extra terrestri. L'Italia in questo campo è all'avanguardia (ricordiamo che il 40 per cento della parte abitabile della Stazione Spaziale Internazionale è costruita nel nostro Paese) e sta incominciando a registrare brevetti internazionali per la colonizzazione di pianeti e asteroidi. L'annuncio di aver "depositato due brevetti, uno a livello nazionale e uno a livello internazionale, su processi e tecnologie per l'esplorazione umana di Luna, Marte e asteroidi" è stato dato ad una conferenza stampa alla FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) da uno dei protagonisti della ricerca spaziale italiana, il prof. Giacomo Cao, docente dell'Università di Cagliari e ricercatore del CRS4. Il professore ha annunciato i frutti tecnologici del progetto COSMIC, ovvero primo progetto italiano finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) attivo da Dicembre 2009. Un progetto costato poco meno di 500mila euro finalizzati allo sviluppo di tecnologie innovative per l'esplorazione umana dello Spazio. La Sardegna in questo progetto gioca un ruolo importante e consono alla tradizione "spaziale" dell'isola che, ricordiamo, proprio nell'oggi "famigerato" Poligono di Salto di Quirra, ai tempi di Luigi Broglio, nei primi anni '60, fu protagonista dei primi passi "cosmici" (soprattutto ricerche nell'alta atmosfera) del nostro Paese. COSMIC ha come capofila l'Università di Cagliari, con il coinvolgimento del Dipartimento di Ingegneria Chimica e Materiali (dove opera il Prof. Giacomo Cao, coordinatore del progetto) e i partner coinvolti sono: il Dipartimento Energia e Trasporti del CNR, il CRS4 (Centro di ricerca del Parco tecnologico della Sardegna), l'Istituto Tecnico Industriale "Enrico Fermi" di Fuscaldo (CS), COREM Srl e SpaceLand Srl. "L'umanità sarà sempre più spinta a trovare nuovi spazi fuori dalla Terra per ricercare su pianeti vicini, come Luna, Marte e asteroidi, punti di appoggio e soluzioni di sopravvivenza per la futura colonizzazione di queste nuove dimore per l'uomo" – afferma il professor Cao – "La ricerca si sta muovendo in questa direzione, noi abbiamo già messo a punto nuove tecnologie per affrontare questa sfida e oggi ne abbiamo depositato i brevetti". Un brevetto, esteso a livello internazionale, già depositato lo scorso anno dall'ASI insieme all'Università di Cagliari ha un titolo eblematico: "Procedimento di fabbricazione di elementi per strutture abitative e o industriali sul suolo lunare, marziano e o di asteroide". Spiega a questo proposito Professor Cao: "L'idea è quella di sfruttare il suolo lunare e marziano per costruire delle strutture abitative o industriali; dal suolo lunare è possibile estrarre una sostanza chiamata ILMENITE (un ossido misto di ferro e titanio) utile a realizzare i manufatti per le strutture in questione". Il secondo brevetto, nazionale, depositato da Università di Cagliari, CRS4 e ASI è un po' il naturale completamento del primo, ovvero: "Procedimento per l'ottenimento di prodotti utili al sostentamento di missioni spaziali sul suolo marziano mediante l'utilizzo di risorse reperibili in situ". Spiega sempre professor Giacomo Cao: "Quest'ultima domanda di brevetto riguarda un procedimento per l'ottenimento di sostanze quali, ossigeno, acqua, monossido di carbonio, ammoniaca, fertilizzanti azotati e biomassa edibile, utili al sostentamento degli astronauti durante le missioni spaziali permanenti su Marte, utilizzando risorse reperibili in situ". Tanto per far capire che questi sono progetti reali e non "futuribili" e basta, il professore del CRS4 sottolinea: "Il passo successivo sarà quello di realizzare questi processi sulla Terra per dare dimostrazione alle agenzie spaziali interessate che questa è una delle possibilità tecnologiche giuste per immaginare una missione in questi corpi celesti" – conclude Cao. Ci sarà un futuro in cui, magari su Marte, grazie alla ricerca sarda, in uno "stazzo" costruito di blocchi marziana ilmenite (http://is.gd/Z8rg3k), un pastore sardo ricovererà le sue pecore? E a questo proposito il Movimento dei Pastori Sardi forse si chiederà già (amaramente): a quanto verrà pagato il latte?

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