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Marte: anche un piede Italiano fa il "marswalk" sul Pianeta Rosso

Marte è un po' italiano grazie a Diego Urbina. L'italo colombiano, insieme ad un collega russo e a uno cinese, ha messo piede per la prima volta sul pianeta rosso "virtuale". Un marswalk (dentro un hangar russo) che rappresenta il primo vero "passo" verso una missione internazionale su Marte.

Come avevamo già scritto, la missione Mars 500 è una missione spaziale "virtuale" che per 520 giorni simula il viaggio, andata e ritorno, verso Marte con una piccola parentesi sul "pianeta" ("Marte: Mars 500 atterra sul pianeta rosso alla Capricorn One" http://is.gd/O0DnR3).
Il viaggio è naturalmente virtuale, ma poi neanche tanto, visto che, a parte la mancanza della sensazione di stare davvero nello spazio, tutto è ricostruito fedelmente ed assolutamente "ermetico".
La navicella spaziale e Marte sono ricostruiti proprio come nel film "Capricorn One" in un hangar, questa volta in Russia, presso l'Istituto per i Problemi Biomedici di Mosca. La missione è internazionale e vede la partecipazione dell'ESA e di quattro "astronauti" russi e due europei tra cui c'è l'italo-colombiano Diego Urbina.
Proprio Diego Urbina insieme al russo Alexandr Smoleevskiy e al cinese Wang Yue hanno avuto l'onore di calpestare il suolo "marziano" nel simulatore.
Il video disponibile (youtube.com/watch?v=TSG3LzFj2Y4) vede gli astronauti alle prese con la tuta spaziale Orlan (la tuta spaziale russa) calpestare il suolo marziano che consiste in una ricostruzione lunga circa 10 metri e larga 6. Il suolo "marziano" ricostruisce fedelmente la superficie del cratere marziano Gusev. Curioso il filmato pubblicato su Youtube che ricorda non solo "Capricorn One" ma la teoria (non solo più "complottista") che Marte e la sua atmosfera non siano poi così "rossi" come li hanno "dipinti".
Alla fine del filmato pare infatti di vedere lo schermo della "regia" che mostra un set che di rosso non ha assolutamente nulla. Sembra quindi che la colorazione sia solo in post produzione (ma potrebbe essere anche il contrario). Un po' di mistero, anche su Marte "virtuale" non guasta mai.

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