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Ghiaccio su Marte: riemerge l'incubo nucleare di Elon Musk

Trovate le testimonianze di una lunga era glaciale marziana che ha lasciato in eredità migliaia di chilometri cubi di ghiaccio sui Poli. Acqua a buon mercato per i futuri coloni terrestri sul Pianeta Rosso, e una possibile "terraformazione" di Marte "veloce" come suggeriva Elon Musk: a furia di bombe atomiche.

Marte circa 370mila anni fa era immerso nella sua era glaciale. Questa la sensazionale scoperta (o meglio la sensazionale conferma) dei radar della missione Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA. E' bello sapere che lo MRO ha utilizzato per la sua analisi anche lo strumento SHARAD (Shallow Subsurface Radar) progettato unicamente dall'Agenzia Spaziale Italiana. Lo studio intitolato "An ice age recorded in the polar deposits of Mars" è stato pubblicato sulla rivista Science.

L'era glaciale marziana, che ha portato ad un notevole ispessimento delle calotte polari, soprattutto al Polo Nord marziano, ha generato circa 87mila chilometri cubi di ghiaccio. Una massa enorme che è stata prodotta, come spiega lo studio, dalle stesse cause che avrebbero prodotto le ere glaciali terrestri. I fattori che infatti possono generare un relativo rapido "raffreddamento" di un pianeta sono i cambiamenti della sua orbita e il mutamento di esposizione rispetto al Sole, ovviamente dovuto allo spostamento dell'inclinazione del suo asse.

Le nuove osservazioni con il radar del Mars Reconnaissance Orbiter hanno confermato i precedenti studi sul Pianeta Rosso, facendo comprendere come l'asse terrestre in centinaia di migliaia di anni abbia subito inclinazioni anche di 60 gradi, portando il clima di Marte a quegli eccessi climatici che l'hanno trasformato in ciò che è oggi: un deserto rossiccio.

Eppure la voglia di abbandonare la Terra per trasferirsi su Marte è molta, soprattutto per una certa élite, quella che può muovere miliardi di dollari degli altri (cioè dei volgari terrestri) per tentare l'impresa marziana. La notizia che c'è tantissima acqua su Marte in forma ghiacciata non può infatti che rincuorare chi ha come ragione sociale quella di costruire una colonia marziana e quindi di terraformare Marte.

Terraformare, verbo una volta usato solamente dai cultori della letteratura fantascientifica, significa trasformare un pianeta ostile alla vita (intesa la nostra, di vita) in una seconda Terra, cioè con aria respirabile, un suolo adatto alle colture, un ciclo dell'acqua e tutto il resto. Sulla stampa americana (Gizmodo in primis) si è subito ironizzato su come il momento giusto di terraformare Marte sia finalmente venuto, soprattutto perché, chi probabilmente porterà i primi astronauti sul Pianeta Rosso, sembra avere già da tempo le idee chiare in merito.

Non si parla del pensionando Barack Obama e del suo "Space Launch System" da 18 miliardi di dollari, ma di Elon Musk e la sua Space Exploration Technologies Corporation (Spacex) che ha in mente la colonizzazione di Marte (riducendo i costi dei lanciatori). E come vorrebbe "velocemente" terraformare Marte il miliardario Elon Musk? Ma naturalmente "lasciando cadere bombe nucleari sui Poli", come lo stesso fondatore di SpaceX aveva detto a Stephen Colbert nel suo "The Late Show", diventando virale (ovviamente pacatamente "virale", non come Justin Bieber).

Musk, dopo la notizia della scoperta di decine di migliaia di metri cubi di ghiaccio sui Poli, si sarà quindi fatto due conti su quante bombe atomiche sganciare per trasformare Marte (grazie alla vaporizzazione e conseguente effetto serra che si provocherebbe nell'atmosfera marziana) in un prato all'inglese. Gli studi per utilizzare le bombe atomiche per trasformare "velocemente" un pianeta ovviamente ci sono già e sono state pagate profumatamente dai contribuenti (anche in salute).

Utile ricordare il misconosciuto "Progetto Vomere" (conosciuto in italiano anche come "Progetto Aratro"), ovvero l' "Operation Plowshare" ideato in gran parte da quel genio di Edward Teller (padre della bomba termonucleare, cioè della bomba all'idrogeno) che aveva da sempre il pallino della geoingegneria e che pensava di utilizzare "pacificamente" le esplosioni nucleari come economici "escavatori". La summa di Edward Teller in questo ambito è contenuta nel libro "The constructive uses of nuclear explosions" che prima si trovava in pdf sul sito della AIEA ed ora purtoppo è introvabile (chissà perché).

Il Progetto Vomere, parte del folle progetto governativo USA che si chiamava "Peaceful Nuclear Explosions (PNE)", contava di far detonare decine di testate nucleari ad esempio per spostare in un solo colpo milioni di metri cubi di terra, o per unire falde acquifere, per costruire dighe e porti, o per estrarre lo shale oil (olio di scisto) quello che oggi si estrae con il devastante metodo del fracking.

L'esempio più conosciuto dell'Operazione Plowshare è senz'altro quello di creare un canale parallelo a quello di Panama (chiamato "canale panatomico" e come sennò), a furia di detonazioni "pacifiche" di testate nucleari. Fortunatamente all'inizio degli anni '70 il progetto incubo fu chiuso, dopo aver speso decine di milioni di dollari ed aver effettuato almeno 27 test nucleari come PNE. Ma se l'idea di scavare fossi atomici e produrre rughe radioattive sulla superficie terrestre è oggi tramontata, l'occasione nucleare potrebbe di nuovo nascere su Marte.

Ed in un certo senso Elon Musk ha ragione. Usare le bombe atomiche per rendere Marte come la Terra è esatto. Almeno i futuri coloni marziani potrebbero anch'essi avere quel profumo di fallout che dal 16 luglio del 1945 (cioè dalla prima detonazione di una bomba nucleare) accompagna ogni nostro respiro. Terrestre.

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