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Spagna rischio default: Milano giù con Madrid. Monti: deluso da spread

La Spagna si infiamma. In migliaia in piazza per protestare contro il piano di austerity. Lo spread sale anche per l'Italia, Mario Monti è "deluso" ma chiede a sindacati e politici "responsabilità". Ma tanto ora per il Bel Paese è vacanza.

Mentre l'Europa dà il proprio via libera alla ricapitalizzazione delle banche spagnole, il governo di Rajoy annuncia che "la Spagna non ha un soldo in cassa per pagare i servizi pubblici e se la BCE non avesse comprato i titoli di Stato, il Paese sarebbe fallito". Dopo la Grecia, il rischio default passa ora per Madrid, ed è a causa di questo allarme che il governo giustifica i pesanti tagli ed il piano di austerity. Nonostante questo, oggi la Borsa di Madrid è arrivata a crollare del 6,03 per cento, chiudendo a meno 5,82 per cento. Il differenziale tra Bonos decennali spagnoli e Bund tedeschi tocca i 6,12 punti percentuali, per chiudere con uno spread di 610.
Il tracollo in Borsa di Madrid trascina giù anche i titoli italiani, tanto che Milano chiude con un meno 4,39 per cento, con un tasso sui Btp decennali che toccano il 6,16 per cento e lo spread sui Bund a 500 punti base, dopo aver raggiunto anche quota 503. Anche per questo, la "delusione" di Mario Monti sullo spread per qualche cittadino (quelli maggiormente informati) non sembra essere sufficiente a giustificare un mercato ormai in stallo. Mario Monti, da buon professore, spiega in conferenza stampa che comunque, rispetto a novembre 2011, quando il governo Berlusconi si è dimesso e Giorgio Napolitano ha scelto e nominato il nuovo presidente del Consiglio , lo spread è comunque andato "riducendosi". Purtroppo non a sufficienza, ma Mario Monti spiega di non essere "sorpreso che per ora non ci siano effetti positivi sulla crescita", assicurando comunque che questa "verrà, ma ci vorrà ancora tempo viste le previsioni che danno l'uscita dalla recessione e l'hanno collocata in una fase iniziale del 2013". Mario Monti sottolinea quindi che "il contagio è in corso e non da oggi" ma che "è difficile dire quanto sia venuto e venga da Grecia, Irlanda, Portogallo, o dalle banche spagnole - spiegando - Il contagio è quel disagio che attraverso i mercati colpisce in termini di maggiore incertezza e minore fiducia nell'irreversibilità dell'integrità dell'euro, e di maggiori tassi interesse, Paesi legati sullo stesso carro ma che, per ragioni storiche struttuali, non sono seduti sulla panca più centrale e solida di guida del carro medesimo".
Il premier assicura quindi che non ci saranno nuove manovre, e nemmeno patrimoniali, invitando però da una parte "le forze politiche della maggioranza alla necessità, nell'interesse del Paese, di non allentare l'impegno e il ritmo decisionale" e quindi a "trovare un accordo sulle riforme" e dall'altra i sindacati a mantenere quel "senso di responsabilità" necessario per la "tenuta del sistema sociale". Il riferimento è inevitabilmente alle parole di Susanna Camusso che solo ieri ha chiesto al governo Monti di "cambiare strada" perché "così il Paese non ce la fa, non si salva e non si risolleva", annunciando per settembre uno sciopero generale. Mario Monti, invece, non sembra voler vedere ciò che invece sta andando in scena in Spagna, e cioè la rabbia dei cittadini che ieri sera in 100mila sono scesi in piazza perché stanchi di dover essere i soli a pagare le conseguenze della crisi. Talmente stanchi, da non poter aspettare settembre e la fine delle vacanze per protestare.

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