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Moody's e Mario Monti: tra taglio rating e conflitto di interessi

Moody's taglia prima il rating dell'Italia, poi quello di enti locali e banche. Niente di strano, visto che il Paese è in piena (e allegra) recessione, tranne per il fatto che Mario Monti, premier italiano, sembra essere nello stesso momento controllore e controllato.

La scure di Moody's continua ad abbattersi sull'Italia, dapprima con l'ennesimo taglio di rating avvenuto il giorno di San Valentino, downgradando il nostro Paese da A3 ad A2, con outlook negativo. Oggi invece annuncia l'abbassamento della valutazione relativa a numerosi enti locali di vari Paesi d'Europa, tra cui naturalmente l'Italia. Nel mirino di Moody's le regioni Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto, la provincia e il comune di Milano ma anche quella di Firenze, la provincia di Torino e la città di Venezia.
Ma Moody's declassa anche 24 istituti di credito italiani, e taglia il rating dell'Eni e delle Poste, che passano da A2 ad A3, mentre passa a negativo l'outlook di Finmeccanica.
Questi tagli di rating di banche ed enti locali sono strettamente legali al downgrade dell'Italia avvenuto due giorni fa, e quindi per il fatto che Moody's continua a considerare significativo il "rischio che il governo italiano possa non riuscire a raggiungere i suoi obiettivi di risanamento e indirizzare il suo debito pubblico data la pronunciata debolezza strutturale economica del Paese".
Niente di strano, se si pensa che l'Italia è ufficialmente in recessione, in base agli ultimi dati Istat che registra un continuo e progressivo calo del PIL (Prodotto interno lordo), anche nel quarto trimestre 2011 (-0,7%) dopo che era stato rivelata una contrazione anche nel terzo trimestre (http://is.gd/sgrI49).
Un po' più strano pensare che Mario Monti, Presidente del Consiglio italiano, sia membro del "Senior European Advisory Council" di Moody's (Wikipedia). Un incarico che dovrebbe forse far riflette sull'indipendenza dei giudizi, e delle decisioni, stilate non solo da Moody's ma anche dal governo italiano. Una posizione, quella di Mario Monti, che sembra essere in pieno conflitto di interessi, visto che spesso le riforme e i provvedimenti adottati dall'esecutivo italiano si muovono seguendo le indicazioni delle agenzie di rating. Un problema enorme, che probabilmente in qualsiasi altro Paese avrebbe acceso perlomeno un dibattito politico, se non una protesta di piazza, per il semplice fatto che uno non può essere contemporaneamente il controllore del controllato.
Ma siamo in Italia, un Paese che sta vivendo una "temporanea sospensione del principio democratico" (http://is.gd/Vwgy5t), è in piena recessione, sul palco di Sanremo ci sia augura che alcuni giornali vengano chiusi (http://is.gd/zVEdMZ) e dove il conflitto d'interessi, citando Ernest Kattens, "diventa conflitto solo se interessa".
Il tutto, naturalmente, nel "menefreghismo" e nell'indifferenza della maggioranza degli italiani, che continuano solamente a badare al proprio orticello non rendensi neanche conto che non produce più frutti.

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