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Monti: su Equitalia parole come pietre. Befera: non è società di lucro

Mario Monti corre in difesa dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia, sui cui vengono rivolte "parole come pietre", ma anche vere e proprie sassaiole. Attilio Befera invece specifica che non sono "società private di lucro".

Monti scende in campo in difesa del fisco, o meglio dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia, oggetto nelle ultime settimane di "parole pesanti come pietre", come afferma il premier, ma anche di vere e proprie sassaiole (http://is.gd/5E4FaK), senza contare le minacce degli anarchici del Nucleo Olga (FAI/FRI - Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale), che dopo aver minacciato la Finmeccanica avvisa che anche "Equitalia Sud sarà oggetto di attenzione nella persona del suo presidente" (http://is.gd/cCStEv).
Il clima di tensione è originato dalla crisi economica, come sottolinea anche Monti, che esaspera gli animi ed aumenta il sentimento di iniquità perché "quando la creazione e la moltiplicazione dei bisogni fanno aumentare la possibilità illimitata di fruizione e di consumo, la mancanza dei mezzi necessari per il loro accaparramento causa sentimenti di frustrazione. E quando la miseria coesiste con la grande ricchezza, nasce un'impressione di ingiustizia che può diventare fonte di rivolta", come avvertiva pochi gioni fa Papa Benedetto XVI, spiegando: "Conviene perciò che gli Stati garantiscano che le leggi sociali non aumentino le disuguaglianze e permettano alle popolazioni di vivere in maniera dignitosa".
Ma oggi il pensiero di Monti è rivolto soltanto ad Equitalia, una "Società per azioni i cui azionisti sono l'Agenzia delle Entrate, per il 51 per cento, e l'Inps, per il restante 49", come ricorda Piero Ostellino sulle pagine del Corriere.it (http://is.gd/x1hGXd), che mette in risalto le due principali "anomalie" dell'agenzia incaricata della riscossione nazionale dei tributi:
- Quale è il 'principio di legalità' che legittima Equitalia come S.p.a, istituto (tipicamente) privatistico; per sua natura esposto agli alti e bassi della domanda e dell'offerta, ma che, allo stesso tempo, opera qui in regime di monopolio, se la riscossione delle imposte la potrebbe esercitare direttamente lo Stato con l'Agenzia delle Entrate? - Equitalia percepisce una percentuale, per il servizio reso, sui soldi incassati. Ma quale è il 'principio di legalità' che legittima tale percentuale, che pare un incentivo a spremere il contribuente, dato che il cittadino 'è tenuto' a versare non un euro in più né uno in meno di quanto deve, e Equitalia è vincolata da 'una obbligazione di comportamento' a riscuotere le imposte, non da una 'obbligazione di risultato', cioè a incassare più che può? "Le due anomalie spiegano - conclude quindi il giornalista - l'animosità nei confronti di Equitalia, colpevole solo di fare ciò che le impone la legge, perché generano il sospetto che sia stata creata dallo Stato per stornare da sé, non mettendoci la faccia, il risentimento popolare".
Incontrando il Direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, i direttori centrali e regionali dell'Agenzia delle Entrate e i vertici di Equitalia spa e delle sue partecipate, Equitalia Nord, Centro e Sud, Equitalia servizi ed Equitalia Giustizia, Mario Monti non sembra però riflettere su tali "anomalie" ma sottolinea invece che "se tutti pagassimo il dovuto, tutti pagheremmo meno e avremmo servizi pubblici migliori".
Monti ribadisce poi come la lotta all'evasione fiscale costituisca un punto cardine del programma del governo, ma che questo naturalmente è stato pensato con spirito di "equità e di proporzionalità", perché, assicura, "la lotta all'evasione fiscale non tocca chi già paga le tasse, ma è rivolta contro chi non la ha mai pagate. L'obiettivo deve essere di colpire le aree dove c'è un fenomeno diffuso di evasione fiscale".
"Voi non fate altro che applicare la legge - rassicura il premier rivolto ad Equitalia - perché pagare le tasse è un dovere", aprendo alla possibilità, in futuro, di "discutere su come ridurre la pressione fiscale, cercando di colpire le categorie meno facilmente rintracciabili".
"Quello che stiamo cercando di costruire insieme è un nuovo rapporto tra il cittadino e il fisco - conclude quindi il Presidente del Consiglio - dove il fisco deve diventare sempre più efficace e sempre meno intrusivo. Un'operazione che ci vede tutti impegnati, ad ogni livello, a rendere le tasse accettabili, nell'ottica di un contributo che il cittadino dà per il bene comune, per la collettività. Per farlo servono azioni mirate anche di carattere pedagogico: ad esempio con le scuole dove è importante insegnare che non si è furbi se non si pagano le imposte ma queste sono necessarie per il bene comune. Per questo servirà tempo. Ma è un percorso che abbiamo iniziato e sul quale non possiamo e non vogliamo tornare indietro. Il successo di questo modello, di un fisco equo, più semplice e meno persecutorio dipende dal vostro e dal nostro lavoro. Per questo vi invito a non demordere ma andare avanti consapevoli dell'importanza del lavoro che svolgete ogni giorno".
Dal canto suo Attilio Befera, a margine dell'incontro, precisa che l'attività dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia, "non è frutto di decisioni discrezionali, ma risponde in ogni suo momento a precise prescrizioni normative", aggiungendo che "si fa strada invece sempre più, negli ultimi tempi una certa disinformazione che tende ad assimilare l'Agenzia delle Entrate ed Equitalia a società private di lucro che agirebbero a loro arbitrio per trarne profitto a danno dei contribuenti - concludendo - Siamo di fronte a un incredibile capovolgimento della verità, che è invece semplicemente questa: tutta l'attività dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia è disciplinata dalla legge ed è al servizio esclusivo dello Stato". Disciplina però che pare presentare almeno un paio di "anomalie".

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