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Monti: provo pena per i politici, trattati male da opinione pubblica

Mario Monti, forse per rendere più "equa" la sua passata comparsata su Rai 1 da Bruno Vespa, si fa una chiaccherata con Fabio Fazio, annunciando la fine delle "corporazioni" e rivelando di "provare pena per i politici".

Mario Monti sancisce la chiusura delle feste natalizie intervenendo durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio "Che tempo che fa", forse per rendere più "equa" la sua passata comparsata su Rai 1 da Bruno Vespa. Il premier tecnocrate assicura immediatamente gli italiani che "dal punto di vista dei conti pubblici non occorrono altre manovre, quello che occorre sono alte operazioni di politiche economica meno indigeste". Mario Monti sembra annunciare quindi che nel prossimo futuro saranno le "corporazioni" a dover ingoiare i rospi, naturalmente "per dare più spazio al merito" aggiunge il presidente del Consiglio. "Credo che un certo disarmo multilaterale di tutte le corporazioni possa consentirci di dare più spazio alla concorrenza ed ai giovani" afferma il premier, spiegando che si tratta di fare "diverse cose: creare più spazi per la concorrenza ed il merito in diversi settori". Monti però non vuole sentir parlare di "liberalizzazioni" perché, spiega, questo "può sembrare un termine in parte ideologico". Il premier annuncia quindi che "qui si tratta di ridurre quelle protezioni, quei diversi modi in cui ogni categoria in Italia più che in altri Paesi cerca di avvantaggiare chi è incluso nella roccaforte rispetto a chi è fuori". Sarà per questo, avrà forse pensato qualche giornalista (che attende ancora delle risposte da Mario Monti http://www.mainfatti.it/giornalisti/Pubblicisti-dal-13-agosto-l-albo-verra-abolito-Le-10-domande-a-Monti_040909033.htm), che l'unica categoria a rischio sembra essere finora quella dei pubblicisti, che dal 13 agosto rischiano di essere "fuori" dall'Ordine dei giornalisti. Monti sembra avere le idee chiare anche riguardo alle "riduzioni di protezioni", visto che di fronte a Fabio Fazio precisa che il suo "governo ha un atteggiamento mentale è un'agenda specifica - aggiungendo - L'atteggiamento mentale è quello di considerare che niente debba essere considerato un tabù tra le forze civili come il sindacato, il mondo produttivo e il governo pensando al futuro del Paese. In questo senso il mio ministro del Lavoro Elsa Fornero aveva citato l'articolo 18". Il premier quindi chiarisce che "queste materie sono dominate dal diritto del lavoro e da certi simboli, ora però siamo in una fase in cui c'è un disperato bisogno non di simboli, ma di lavoro non precario - chiudendo la questione spiegando - Sarà l'impostazione, con l'accordo dei sindacati, a vedere non solo le enunciazioni di principio, ma gli effetti economici sulla competitività e dei veri e durevoli posti di lavoro". Mario Monti sembra lasciar quindi intendere che il governo non ha abbandonato del tutto l'idea di andare a modificare l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nonostante solo poche settimane fa il ministro Elsa Fornero, forse per far cessare le polemiche, aveva precisato in un altro salotto televisivo, quello di Porta a Porta, che in realtà non aveva "in mente nulla" che riguardava in modo particolare la questione (leggi http://is.gd/6yfeM7). Mario Monti ammette poi come il suo sia un "governo strano" perché "le cose si fanno", anche per "la maturità con cui l'opinione pubblica e il sindacato hanno accolto le pesanti misure imposte", che però, aggiunge il premier, potranno essere prese ad esempio da Paesi, e rassicurare la Germania di Angela Merkel, con cui il presidente del Consiglio si incontrerà mercoledì per cercare di convincere il cancelliere tedesco non solo del fatto che può fidarsi della parola degli italiani ma che alla fine trarrà "benefici dal mercato unico e dall'euro". Mario Monti sembra infine escludere una sua futura candidatura in Parlamento, anche perché ormai voci di corridoio sempre più insistenti parlano direttamente di una sua possibile elezione a Presidente della Repubblica, succedendo a Giorgio Napolitano. Il premier conclude quindi la sia chiaccherata con Fabio Fazio auspicando che nel futuro ci sia maggior rispetto per "la ricchezza se è frutto delle capacità e del merito", esprimendo il desiderio di vedere "gli italiani più orgogliosi quando sono ricchi e non imbarazzati". Anche se in giro, potrebbe commentare qualcuno, tra vestiti sempre nuovi e firmati, code chilometriche per comperare l'ultimo gadget elettronico alla moda e SUV che sfrecciano in autostrada (o a Cortina), non sembra in effetti esserci tutto quell'imbarazzo riscontrato da Mario Monti. Il presidente del Consiglio chiude confessando poi di "provare pena per i politici" perché "trattati male dalla opinione pubblica", domandando: "Noi opinione pubblica, perché io mi considero parte dell'opinione pubblica, dobbiamo riflettere e dire: 'siamo sempre pronti a dare la colpa ai politici, ma io cittadino sto facendo il mio dovere per fare crescere l'Italia?' ". Molti cittadini, in tutta onestà, potranno sicuramente rispondere a testa alta di fare il proprio dovere per fare crescere l'Italia. Chissà però se i 630 deputati e i 315 senatori (senza contare quelli a vita, quelli "non eletti" e tutti i politici delle varie giunte regionali, provinciali e comunali), seduti e pagati dagli italiani per governare il Paese, potranno affermare con sincerità la stessa cosa. Prima di "provare pena per i politici" perché "trattati male dalla opinione pubblica", Mario Monti dovrebbe infatti, potrebbe pensare qualcuno, "provare pena" per gli italiani, spesso "trattati male" (e a volte presi in giro) dai politici come dai tecnici.

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