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Monti: politici nel governo, non solo tecnici. Ma mi basta l'appoggio

Mario Monti dà il via alle prime consultazioni. Il Terzo Polo annuncia che darà carta bianca all'economista, mentre la Lega Nord non gli voterà la fiducia. Monti desidera anche politici nel suo esecutivo, ma l'importante è l'appoggio esterno. Per arrivare al 2013.

Mario Monti porta a termine il primo giro di consultazioni, ma non riesce a parlare di persona con nessun esponente della Lega Nord che, annuncia, riaprirà il prossimo 4 dicembre il Parlamento della Padania. Pare che tra Monti e Umberto Bossi sia intercorsa però una telefonata, dove il leader del Carroccio avrebbe dichiarato la sua indisponibilità a votargli la fiducia, spiegando che sull'operato del governo valuterà "caso per caso". Anche il Pdl, attraverso Fabrizio Ciccitto, sottolinea che "nessuno può pensare a consensi al buio", assicurando però a Monti un "atteggiamento costruttivo" sempre che "ci si confronti su una proposta programmatica e sulla struttura del governo". Anche Antonio Di Pietro sembra voler agire come "san Tommaso", precisando che il voto dell'IdV sarà "condizionato alla valutazione di squadra e programma". Chi invece sembra fidarsi incondizionamente dell'operato futuro di Mario Monti è il Terzo Polo, che con Francesco Rutelli spiega che "i cento parlamentari del Terzo Polo danno carta bianca al presidente Monti, senza se e senza ma", annunciando anche che "se Monti vorrà dare carattere politico al governo, avrà il nostro appoggio". Uno dei problemi sollevati da Mario Monti in conferenza stampa, infatti, riguarda proprio il nodo politico del prossimo governo. Il "famoso" governo tecnico sembra che si stia già ridimensionando, perché l'economista spiega non solo di essere "disponibile" all'ingresso di politici nell'esecutivo ma che questo sarebbe anche un suo "desiderio". Ma Monti chiarisce anche che la pregiudiziale per l'avvio di un suo governo è comunque "l'appoggio", spiegando che non è "condizione indispensabile" la presenza dei segretari dei partiti all'interno del suo esecutivo, basta naturalmente che "ci sia un appoggio convinto da parte loro su ispirazione, caratteristiche e valori e sulla prospettiva operativa del governo". Il PD sembra però auspicare un governo "tecnico con personalità di altissimo profilo", come spiega Anna Finocchiaro, aggiungendo che "poi il Parlamento tornerà centrale". Mario Monti, infatti, chiarisce immediatamente che "l'orizzonte temporale in cui il futuro governo si colloca è da oggi alla fine della legislatura", precisando che infatti non accetterebbe nessun incarico "se venisse prefissata una data al di qua dell'orizzonte fissato di fine legislatura" perché "questo toglierebbe credibilità all'orizzonte del governo". Monti naturalmente sottolinea che è "ovvio che il Parlamento può decidere in qualunque momento che il governo non è più degno della sua fiducia, ammesso che gliela conceda". Anche il Presidente della Camera sembra concordare con la posizione di Mario Monti, spiegando che se l'operato dell'economista "avrà il favore dei mercati e della pubblica opinione, la legislatura inevitabilmente andrà avanti. Se al contrario questa esperienza dovesse rivelarsi incapace di raggiungere l'obiettivo, altrettanto inevitabilmente si tornerà al voto". Sui componenti che formeranno il prossimo esecutivo Mario Monti lascia ancora una certa suspance, come sui dettagli che comporanno il suo programma di governo. Oggi l'economista incontrerà le delegazioni di PD e Pdl, consultazioni, spiega Monti, per lui essenziali per comprendere gli "interessi, le prospettive e le preoccupazioni di ciascuna forza politica", anche perché, promette, il suo "impegno è rivolto a permettere che la politica possa trasformare un momento difficile in vera opportunità con la condivisione di un progetto di speranza, non solo per quanto riguarda l'economia, ma anche sui valori fondanti di una vera comunità civile". L'unica cosa che anticipa Monti è che nel prossimo futuro gli italiani dovranno affrontare dei "sacrifici", anche se rassicura che non ha mai usato in riferimento a questi il termine "lacrime e sangue". "Sacrifici necessari" che d'altronde invita a prendere anche l'Unione europea, che dopo aver esternato tutto il suo entusiasmo nei confronti di Monti sembra di nuovo prender le distanze spiegando che la sua "diagnosi dell'economia italiana non cambia solo perché è cambiato governo in Italia", come sottolinea il Commissario agli affari economici Olli Rehn. Anche i mercati sembrano aver perso l'iniziale passione verso Monti, tanto che Piazza Affari chiude in rosso e lo spread tra Btp e Bund è risalito toccando i 490 punti base. Mario Monti appare però tranquillo, dicendosi sicuro del fatto che "i mercati avranno pazienza temperata con la razionalità", spiegando che pur non volendo "trascurare i mercati" bisogna comunque agire "in democrazia" e per questo "sono necessari determinati tempi". Ma dopo le parole, bisogna attendere i fatti.

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