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Monti e Fornero su riforma del lavoro: se cambia troppo, governo cade

Mario Monti ed Elsa Fornero non cedono sulla riforma del lavoro e affinano quella che sembra la strategia del governo dei tecnici, che si riassume non tanto in "o con me o senza di me" ma in "o come vogliamo noi o senza di noi". Pier Luigi Bersani conferma quindi che la maggioranza c'è e ci sarà fino al 2013.

Mario Monti, mentre vola da Astana a Seul, rivela di sentire "il peso di decisioni non facili", anche se qualcuno potrebbe forse far notare al premier che il vero fardello lo stanno sopportando ben altri italiani, come per esempio quelli toccati dalla riforma previdenziale, che se fortunati dovranno aspettare ancora anni per poter veder maturare la propria pensione mentre altri ormai preferiscono persino non pensarci, visto che per molti sarà davvero misera. Era stata infatti il ministro del Walfare Elsa Fornero ad avvertire che la riforma delle pensioni è destinata al fallimento (http://is.gd/dFIdab) senza "un nuovo mercato del lavoro che funziona bene, che dà occupazione ad un maggior numero di persone", cosa che la riforma del mercato del lavoro non sembra riuscire a garantire, almeno secondo la CGIL di Susanna Camusso (http://is.gd/0wboXj) e di conseguenza anche per il PD di Pier Luigi Bersani, costretto ora a mediare (http://is.gd/3iPhG8).
Ma Mario Monti considera quello che il suo governo sta portando avanti come un "buon lavoro" e anche se l'ultima parola, sulla riforma del lavoro e quindi sulla modifica o meno dell'articolo 18, spetterà al Parlamento, il premier avverte: "Se il Paese attraverso le sue forze sociali e politiche non si sente pronto per quello che noi riteniamo un buon lavoro non chiederemmo di continuare per arrivare a una certa data". Monti sa che nessun partito politico, in questo momento, si prenderà mai la responsabilità di far cadere il governo dei tecnici, tanto che Pier Luigi Bersani, che ha aperto i lavori della direzione del PD, conferma la tenuta della maggioranza: "Non vedo una crisi di governo, anche perché abbiamo preso l'impegno di sostenerlo fino al 2013 e intendiamo mantenerlo - aggiungendo - Non sopravvaluto le parole del premier, gliel'ho sentito dire una ventina di volte, fa parte del ragionamento di una persona chiamata a risolvere dei problemi senza essersi candidata, lui pone il tema di capire se ci sono le condizioni. Io gli rispondo: ci sono le condizioni".
Tra queste, un "buon dialogo e non un distacco tra la sensibilità del Paese e l'azione del governo" sottolinea Bersani, invitando quindi in particolare Elsa Fornero a "ragionare". Ma il ministro sulla riforma del mercato del Lavoro, e in particolare sulla modifica dell'articolo 18, non sembra lasciare spazio di manovra quando afferma: "Questa è una riforma seria ed equilibrata. Spero che i partiti capiscano: modifiche se ne possono fare, ma il governo non accetterà che questo disegno di legge venga snaturato, o sia ridotto in polpette".
E tanto per non far comprendere la stragegia del governo, tira dritta sul quella stessa linea già tracciata da Mario Monti, concludendo: "Questo provvedimento potrà anche subire qualche cambiamento, ma chiediamo che il Parlamento sovrano ne rispetti l'impianto e i principi basilari. In caso contrario dovrà assumersi le sue responsabilità, e il governo farà le sue valutazioni".

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