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Governo Monti è "temporanea sospensione del principio democratico"?

Nonostante il Pdl sembra cominciare a fare qualche passo indietro, il governo di transizione guidato da Mario Monti sembra ormai alle porte. E questo potrebbe voler dire una "temporanea sospensione del principio democratico".

Mario Monti è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano con l'unico scopo, pensa probabilmente ormai più di una persona, di andare a guidare quel cosiddetto "governo di transizione" che dovrebbe traghettare l'Italia fuori dalla crisi. "Tale soluzione, dettata 'dalla finanza internazionale', pone comunque all'Italia un problema di 'deficit di democrazia' " come sottolinea Radio Vaticana, che ha intervistato a tal proposito l'economista Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per il Terzo Settore e docente di economia politica presso l'Università di Bologna. Un documento presentato nei giorni scorsi in Sala Stampa Vaticana fa un analisi dell'economia mondiale e, riprendendo le parole del Beato Giovanni Paolo II, viene evidenziato che "la causa principale dell'attuale crisi globale è stato un liberismo economico che rifiuta regole e controlli e che si basa esclusivamente sulle leggi del mercato", come ricorda Luca Collodi di Radio Vaticana, presentatore di "Al di là della notizia".

L'economista Zamagni concorda con Luca Collodi sul fatto che in questo periodo sia una cultura di ordine finanziario ed economico a dettar legge sul fronte politico, sociale ed umano, spiegando che "con l'avvento della globalizzazione, circa 30 anni fa, la politica scelse di abdicare al suo ruolo di scienza del buon governo". "Se noi guardiamo le conclusioni del vertice di Rambouillet, vicino a Parigi, nel novembre del 1975, era il vertice del G6, tra cui l'Italia, capiamo tutto - continua Zamagni a Radio Vaticana - E' lì che venne presa la storica decisione di muovere passi verso la globalizzazione. Quindi è stata la politica ad aprire le porte a quelli che oggi noi chiamiamo i mercati finanziari, i mercati del lavoro globale e così via". E' iniziata lì la cosiddetta "deregulation", dapprima sul movimento delle merci per poi arrivare alla "deregolamentazione delle regole che riguardavano la finanza" ricorda l'economista. "Oggi la capacità di ricatto dei mercati finanziari è tale che la politica non può fare a meno di accettare l'agenda che viene fissata dai mercati finanziari - precisa Zamagni - Questo quindi è un problema serio, più di quanto non si creda, perché siamo di fronte ad un grave deficit di democrazia". Per Zamagni è infatti "evidente" che la soluzione di mettere Mario Monti a capo del governo del dopo Berlusconi è "richiesta dalla finanza internazionale piuttosto che dalla politica italiana", come sottolinea l'intervistatore di Radio Vaticana.

La cosa grave è che "non ci sono alternative" come evidenzia l'economista, perché "il rischio sarebbe quello di affossare definitivamente i destini del Paese". Destini però, potrebbe osservare qualcuno, disegnati dagli stessi che hanno creato questo circolo vizioso. E infatti la "non alternativa" del governo Monti pone un "problema democratico per la politica, e soprattutto per la società, italiana" perché, si domanda Zamagni, quando "un governo viene fatto sull'onda delle richieste dei mercati finanziari, dove va a finire la democrazia intesa in senso proprio?". "Nessuno può essere contento e dormire sonni tranquilli solo perché un governo di transizione di questa fatta servirà a raffreddare i bollori dei mercati finanziari - fa quindi notare Zamagni - perché comunque questo rappresenta una temporanea sospensione del principio democratico".

E mentre Beppe Grillo dal suo blog afferma che Mario Monti "non è la soluzione" ma "qualcuno da accettare turandosi il naso", Paolo Barnard, giornalista freelance, in un post pubblicato sul suo sito osserva: "Il colpo di Stato si compone della fase scardinante e del regime successivo. Di norma la prima implica un attacco frontale alla democrazia che spaventa e sconquassa, i blindati nelle strade e le bombe sui palazzi di governo. Nel caso del colpo di Stato finanziario che ha oggi terminato la democrazia italiana post bellica, l'equivalente sono stati l'attacco dei mercati e le bombe in termini di titoli italiani sganciati a tappeto in una vendita furiosa. La seconda fase è quella che segue, il regime vero e proprio. Le cose si calmano in apparenza, ma i golpisti sono nel palazzo e iniziano le razzie e i crimini contro i diritti umani. Nel caso del colpo di Stato finanziario che ha oggi terminato la democrazia italiana post bellica, l'equivalente saranno la demolizione della ricchezza pubblica (residua) da trasferire alle elite, dei diritti del lavoro per il beneficio di chi vuole pagare un italiano come un cinese, e dell'economia stessa, poiché tali politiche possono solo soffocare la Aggregate Demand che è vitale per qualsiasi sistema economico. Saranno 40 anni di sofferenza sociali indescrivibili per milioni di noi (...)". Da leggere il seguito.

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