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Caso Mineo, Mario Mauro: facciamo gruppi comuni che comprendano i non PD

Prima che scoppiasse la bomba Mineo, il 10 giugno si era già accesa la miccia Mario Mauro, anche lui estromesso dalla Commissione Affari Costituzionali per la sua posizione da dissidente sulla riforma del Senato. Nel giorno dello strappo di 14 senatori PD che si sono autospesi dal gruppo, il leader dei Popolari per l'Italia propone di dare vita a "gruppi comuni, a Camera e Senato, che comprendano tutto ciò che, nell'attuale maggioranza, non è PD".

Prima che scoppiasse la bomba Mineo, il 10 giugno si era già accesa la miccia Mario Mauro, estromesso dalla Commissione Affari Costituzionali per la sua posizione dissidente ad una riforma del Senato che prevede la non eleggibilità dei senatori. Il 10 giugno, Mario Mauro spiegava così la sua esclusione dalla Commissione: "Matteo Renzi chiede, Pier Ferdinando Casini esegue. - aggiungendo - Che grave errore da parte del governo pretendere l’uniformità di opinioni, su una materia delicata come quella costituzionale. Che grave errore per quello che poteva essere il governo della speranza trasformarsi in un soviet da quattro soldi". Nel giorno dello strappo di 14 senatori PD che si sono autospesi dal gruppo, il leader dei Popolari per l’Italia, lancia quindi una proposta: "Mettiamo da parte le incomprensioni e diamo al rapporto con il PD la forza di una vera logica di coalizione, dando vita a gruppi comuni, a Camera e Senato, che comprendano tutto ciò che, nell’attuale maggioranza, non è PD".

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