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No Gelmini Day: chi apre una scuola, chiude una prigione

Era da tempo che non si vedeva una manifestazione così partecipata e colorata per chiedere il diritto allo studio e il diritto ad un futuro che non sia precario. Decine di migliaia di studenti insieme a genitori e insegnanti.

Il "no Gelmini Day" di venerdì 8 ottobre è stato un successo. Una grande manifestazione che l'Unione degli Studenti fotografa in una nota che parla di 300.000 studenti in piazza (90 cortei in tutte le regioni italiane) contro la "gestione" Gelmini della scuola pubblica.
Questa dell'UDS, quella dei "fatti", è la risposta alle accuse di "politicizzazione" della manifestazione da parte del Ministro Gelmini che dal canto suo rimane fredda verso le contestazioni, come se non esistessero.
L'indifferenza è senz'altro la migliore arma politica, ma non risolve di certo i problemi di un futuro che per i giovani si prospetta peggio del presente, cioé un disastro.
Una scuola precaria fatta di precari non può che alimentare futuri incerti. E tra gli studenti venerdì c'erano anche insegnanti precari, insegnanti di ruolo, il personale non docente, i ricercatori e tutte quelle figure che non marciano certo per "perdere un giorno di scuola".
Domenico Pantaleo, Segretario Generale della FLC CGIL, ha commentato a RadioArticolo 1 la partecipazione dei ragazzi alla manifestazione come quelli che "non si rassegnano ad un futuro senza prospettive, ad una scuola e ad una Università che vengono smantellate".
Durissimo Tito Russo, Coordinatore Nazionale UdS, che scrive in una nota: "Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione, la massima di Victor Hugo descrive molto bene l'attuale situazione in cui la dispersione è su livelli altissimi, le ricadute sociali degli abbandoni vanno ad ingrassare le fila delle criminalità organizzate".

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